Maxi-truffa dei box doccia: indagini partite in Trentino, veneziano arrestato

Almeno 185 casi, tutti accuratamente registrati dallo stesso truffatore che arrivava a guadagnare anche 20mila euro al mese. Tre anni di "attività" stroncati dai carabinieri di Canal San Bovo

Tre anni di truffe, a danno di persone deboli e anziane: un'attività che avrebbe fruttato la bella cifra di  mezzo milione di euro al truffatore, arrestato dopo un anno di indagini svolte dai Carabinieri di Canal San Bovo. Dopo i casi segnalati nel novembre 2015 (ne abbiamo scritto in questo articolo) i militari della stazione trentina hanno avviato le indagini che hanno portato alla luce un numero incredibile di truffe, perpetrate nel giro di tre anni, tutte riconducibili alla medesima persona: un 57enne veneziano, residente a Musile di Piave, arrestato mercoledì scorso ed ora in carcere.

Le vittime, compresi i 5 trentini che con la loro denuncia hanno fatto partire le indagini, ricevevano la telefonata di una ditta veneta che proponeva di installare dei box doccia covenienti alle esigenze di persone anziane. Il trufatore si presentava a casa dei "clienti" proponendosi di installare il prodotto in una giornata di lavoro a prezzi vantaggiosi. Il truffatore ometteva però di barrare le caselle del sanitario prescelto, intascando i soldi del montaggio senza poi eseguire i lavori.

Particolarmente meschina la modalità di scelta delle vittime attraverso l'elenco telefonico, ormai utilizzato quasi esclusivamente da persone sprovviste di telefono cellulare, quindi presumibilmente anziane. La scelta era ovviamente più che consapevole, ed è confermata anche dalle cartelle sulle quali il truffatore annotava gli incassi, accompagnati dalle diciture 'disabile', 'novantenne', 'senza una gamba', 'vedovo'.

Uno "schedario" ritrovato dai carabinieri nell'abitazione dell'arrestato, decisivo elemento probatorio dei 185 casi di truffa, tutti accuratamente registrati. Dall'analisi del conto corrente i militari hanno potuto constatare come nelle tasche del truffatore arrivassero cifre attorno ai 20.000 euro mensili. Le indagini, coordinate inizialmente dalla Procura di Trento, poi passate a quella di Venezia, ed eseguite dai Carabinieri di Canal San Bovo, si sono concluse con l'ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Venezia. 
 

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