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Mobilità sanitaria, la Provincia spende 16 milioni all'anno

Nel triennio 2008-2010, ultimi dati disponibili, la spesa a carico del bilancio è costituita dal saldo fra la mobilità attiva e quella passiva: è lievemente calato, passando dai 16,7 milioni del 2008 ai 16 milioni e 232 mila euro del 2010

Quanto spende la Provincia per la mobilità interregionale nel settore sanitario? Alla domanda posta dal consigliere Giorgio Leonardi del Pdl con un'interrogazione presentata il 18 gennaio scorso, ha risposto l'assessore alla salute Ugo Rossi. L'assessore spiega che la spesa a carico del bilancio della Provincia per la mobilità sanitaria è costituita dal saldo fra la mobilità attiva e quella passiva. Quest'ultima riguarda le migrazioni dei pazienti costretti a spostarsi dalle loro città per trovare risposta ai propri bisogni di salute. Il saldo tra le due, nel triennio 2008- 2010, è lievemente calato, passando dai 16 milioni e 785 mila euro del 2008 ai 16 milioni e 232 mila euro del 2010.

Mentre infatti la spesa per la mobilità attiva nel triennio si è sempre attestata al di sopra dei 45 milioni di euro, quella per la mobilità passiva ha superato i 62 milioni di euro nel 2008 e nel 2009 ed è poi scesa nel 2010 a 61 milioni e 432 mila euro. In progressivo anche se lieve calo risulta il numero di ricoveri in mobilità passiva che sono stati 14 milioni e 993 mila euro nel 2008, 14 milioni e 812 mila euro nel 2009 e di 14 milioni e 408 mila nel 2010. Le ragioni di questo andamento si spiegano - prosegue Rossi - con le misure adottate dalla Provincia per ridurre nel medio-lungo periodo la mobilità sanitaria passiva "anche alla luce della prevista contrazione delle dotazioni di bilancio, che non permettono politiche di ulteriore espansione della spesa". 
 
L'assessore segnala in particolare 4 cause: il potenziamento del settore più critico della mobilità rappresentato dall'ortopedia, implementato con tre nuove primariati istituiti nei presidi di Cavalese, Borgo Valsugana e Tione e la partecipazione dei soggetti privati accreditati; l'aggiornamento del piano per il contenimento dei tempi di attesa, uno dei fattori maggiormente responsabili della "fuga" dei pazienti; la creazione del servizio ospedaliero provinciale previsto dalla legge 16 del 2010 con la messa in rete dei nosocomi pubblici; l'obiettivo assegnato per il 2012 all'Azienda sanitaria perché contenga la mobilità passiva sia attraverso la riduzione dei ricoveri più frequenti fuori provincia (dovuti a sostituzione di articolazioni maggiori, interventi al ginocchio, interventi sul cristallino e di cataratta) sia ai fini della risonanza magnetica.
 
Secondo Rossi ulteriori tagli della mobilità passiva si potranno ottenere in futuro con la realizzazione del Not (Nuovo ospedale trentino), un maggiore coordinamento fra professionisti e più in generale tra ospedale e territorio con l'attivazione delle Reti cliniche previste dal nuovo regolamento organizzativo dell'Azienda sanitaria recentemente approvato (rete cardiovascolare, rete gastroenterologia, rete ginecologica, rete trasfusionale, rete nefrologica e dialisi, Rete allergologica), lo sviluppo di sinergie con la Provincia di Bolzano e il Land Tirolo e, infine, grazie ad accordi con la Regione Veneto per specifici ambiti territoriali o professionali.
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