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Avvocati per la solidarietà, patrocinio gratuito per 141 casi

Dai colloqui effettuati è emerso che le difficoltà principali riguardano la (reale) integrazione culturale degli immigrati, al loro inserimento sociale e lavorativo, alla scarsa conoscenza delle regole burocratiche

Oltre 140 i casi trattati nel 2011 e 60 giornate di apertura dello sportello. Queste le cifre relative all'attività dell'associazione Avvocati per la solidarietà, che opera dal 2006 attraverso uno sportello di ascolto in via Travai 5 a Trento. Lo sportello, nato con l'obiettivo di fornire tutela legale gratuita alle persone senza fissa dimora, è aperto ogni giovedì pomeriggio dalle 14.30 alle 16.30 presso la Cooperativa Sociale Punto d’Incontro e a Rovereto lo sportello è aperto due martedì al mese (indicativamente il primo ed il terzo martedì del mese) dalle 14.30 alle 15.30 presso l’ufficio del Cif in via Campagnole 13/A.

Sempre nel corso del 2011, mediamente, sono stati 4 i colloqui per ciascuna giornata di apertura dello sportello. Nei casi in cui il colloquio si sia limitato a fornire mere indicazioni o informazioni, non si è ritenuto opportuno aprire una pratica. I paesi di origine degli utenti sono molti: Albania, Algeria, Bielorussia, Brasile, Bulgaria, Congo, Costa d’Avorio, Egitto, Filippine, Ghana, Italia, Kosovo, Liberia, Macedonia, Marocco, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Polonia, Romania, Russia, Senegal, Serbia, Tunisia, Ucraina. In particolare l’utenza riguarda persone provenienti da Marocco, Tunisia, Italia e Romania, mentre le richieste di assistenza maggiori sono nel campo dell'immigrazione, del diritto penale e civile. Seguono diritto di famiglia, amministrativo, del lavoro e tributario.
 
Dai colloqui effettuati è emerso che le difficoltà principali riguardano la (reale) integrazione culturale degli immigrati, al loro inserimento sociale e lavorativo, alla scarsa conoscenza delle regole burocratiche: è particolarmente difficile per i medesimi individuare le strutture e gli uffici provinciali che fanno al caso loro; reperire un lavoro regolare, se entrati in Italia clandestinamente, o mantenerlo, una volta scaduto il primo contratto legalmente stipulato; tutto ciò, anche a causa della scarsa o addirittura nulla conoscenza della lingua italiana, del sistema normativo, e della intrinseca debolezza degli stranieri sul mercato del lavoro (pur di lavorare, accettano qualunque condizione contrattuale ed economica).
 
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