Tirocinio pagato per rifugiati? "Bufala, è a costo zero"

Tirocinio a 70 euro la settimana per "gli ultimi arrivati". Il caso è finito sulle pagine del Giornale, ma sembra essere una delle tante bufale in circolazione. La responsabile del Cinformi spiega: "Il tirocinio non è retribuito, se prolungato ci può essere uno stipendio, pagato dall'azienda"

Tirocinio sì, ma a costo zero. A smentire l'allarme lanciato dalla Lega Nord del Trentino secondo cui la Provincia avrebbe attivato degli stage retribuiti per i rifugiati è la responsabile di Cinformi Valentina Merlo intervistata da Marco Panzarella del sito La Repubblica degli Stagisti. Una decina di giorni fa sulla  pagina facebook della sezione trentina del Carroccio è comparso un post firmato dal  segretario regionale Maurizio Fugatti che parlava di tirocini per titolari e richiedenti protezione internazionale, con una retribuzione di 70 euro a settimana, per un minimo di 300 euro ed un massimo di 600 al mese, per un anno.

Il messaggio è sempre lo stesso: perchè si dà lavoro, pubblico, ai rifugiati mentre ci sono tanti trentini disoccuppati? Un lettore commenta addirittura chiedendo di far lavorare suo figlio, e via dicendo. Il caso è stato ripreso da alcuni quotidiani nazionali a cominciare dal Giornale che nei giorni scorsi è uscito con il titolo "In Trentino tirocini per i profughi a 600 euro al mese". Peccato che quei tirocini (panettiere, pasticcere, aiuto cuoco, elettrcista,  e così via) siano a costo zero. I tirocinanti semplicemente non vengono retribuiti così comme previsto dalla norma provinciale sui tirocini.

Nell'intervista, ripresa anche dal noto sito anti-bufala Giornalettismo, Valentina Merlo, operatrice di Cinformi, cita la delibera 2780 del 30 dicembre 2013: "Fra le altre cose la normativa prevede l’esenzione totale o parziale dell’erogazione dell’indennità di partecipazione al tirocinio nei confronti di quei soggetti, fra cui i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale, già beneficiari di sussidi economici». Sussidi economici che, nei casi in cui sono previsti, sono statali, quindi non provinciali. C'è poi la possibilità di prolungare il tirocinio e ricevere una borsa, così come per gli italiani, finanziata non dalle casse pubbliche ma dall'azienda. Insomma un vero e proprio ministipendio, lo stesso che riceverebbe un italiano, ed inoltre chi  lo  riceve perde l'eventuale sussidio

I due benefici si escludono a vicenda, come spiega Merlo: "Il Cinformi attiva dei tirocini di otto settimane, assolutamente non retribuiti, durante i quali i partecipanti ricevono una formazione adeguata e imparano le basi della lingua italiana. C’è poi la possibilità di prorogare questi tirocini per un periodo massimo di 12 mesi e in questo caso chiediamo all’azienda di erogare una borsa di tirocinio, che può variare da 300 a 600 euro, a seconda dell’impegno e del tipo di lavoro. Chi ottiene la borsa, automaticamente rinuncia a ricevere i benefici derivanti dal suo status".

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