Da Stava il Consiglio nazionale dei geologi lancia la Giornata dei Georischi

Dopo le celebrazioni di ieri, con le testimonianze dei sopravvissuti, oggi i geologi italiani saranno sul Dos Capèl e domani al Museper presentare gli studi più recenti sul disastro. Dal palco del Palafiemme il presidente Graziano annuncia: "Scenderemo in piazza perchè non succeda mai più"

Da Stava, dove si sono riuiniti per tre giorni di convegni ed uscite sul territorio a trent'anni dalla tragedia, i geologi italiani lanciano la prima Giornata nazionale sui georischi. Si terrà il 6 settembre e vedrà i geologi scendere in tutte le piazze italiane per informare i cittadini e lanciare un messaggio alle istituzioni: "Mai più Stava, mai più Vajont, mai più Sarno e l'elenco potrebbe continuare" - ha dichiarato Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei Geologi dal palco del Palafiemme di Cavalese - "in Italia si muore spesso per l'inconsapevolezza e per i comportamenti sbagliati che il cittadino assume. Alle persone parleremo di geologia affinché possano conoscere il territorio in cui vivono ed essere consapevoli dei rischi geologici a cui sono esposti; parleremo di geologia, di rischi ma anche di risorse".

A Stava il 19 Luglio del 1985 persero la vita  268 persone di cui ne furono riconosciute solamente 198 mentre le restanti 47 non furono mai identificate. I dispersi in tutto furono 23. Solo 15 i feriti e le persone estratte vive dalle macerie: la violenza e la velocità della colata di fango non concessero scampo.  Morirono 28 bambini con età inferiore ai 10 anni, 31 ragazzi che avevano meno di 18 anni, 89 uomini e 120 donne di 64 comuni, 23 province di 11 regioni italiane. Il numero esatto dei morti fu accertato solo ad un anno dalla tragedia. Ben 18.000 uomini furono messi in campo per i soccorsi di cui oltre 8000 Vigili del Fuoco Volontari del Trentino. Dopo le celebrazioni di ieri, data del 30° anniversario del disastro, oggi i geologi sono in uscita sul Dos Capèl, nelle Dolomiti di Fassa a 2200 metri di quota, da dove si vedono ancora i segni della colata di fango.

“Bisognerebbe non dimenticare ed invece gli italiani dimenticano facilmente . In Italia si viaggia a due velocità perché da una parte istituiamo Italiasicura e dall’altra il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il massimo organo tecnico dello Stato, non si allinea a quelli che sono i tempi e soprattutto al tema dell’evoluzione del territorio. Credo che invece quanto è accaduto a Stava il 19 Luglio del 1985 debba insegnare molto perché dobbiamo imparare a sapere dire anche di no dinanzi alla vita delle persone , alla sicurezza delle nostre comunità ed alla salvaguardia dell’ambiente” prosegue il presidente del CNG.

Chi ricorda sicuramente quel momento sono i sopravvissuti alla tragedia: “Ad un certo punto sentimmo un rumore che diventava sempre più forte, andammo tutti sul balcone di casa . Dinanzi a me c’era un'altra piccola casa e dentro c’era un bimbo. Alle 12 e 22’ e 55”  l’onda di acqua, fango  - racconta Simona Zelasco, ragazza 17enne all'epoca dei fatti - travolse e spazzò via tutto. All’improvviso rimasi completamente sola , orfana, non sapevo cosa fare ed avevo 17 anni. La mia è stata una vita segnata dall’assenza . Dalla laurea alla prima delusione amorosa ho continuato ad essere orfana , non ho potuto condividere nulla di tutto questo con i miei affetti familiari più grandi . A Stava ho perso i genitori, i fratelli, tutto".

Domani, venerdì 17 luglio, i partecipanti al convengo saranno a Trento, al Muse dove alle 16.00 si svolgerà la presentazione del libro "Stava: incultura, imperizia, negligenza, imprudenza" di Daria Dovera, geologo, ed all'epoca perito di parte civile nei processi penali legati al disastro. 

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