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Università, l'ex prorettore Pascuzzi attacca sullo Statuto

"Questo modello non esiste in nessun'altra parte. In merito alla provicializzazione dico soltanto che quella di Trento, come stabiliscono la legge delega, la norma di attuazione e lo Statuto, è e resta un'università statale"

Continua il dibattito sull'approvazione dello Statuto dell'Università di Trento. Dopo mesi di polemiche e di tiremmolla tra il rettore Davide Bassi e il corpo accademico, il via libera al testo è stato dato il 5 marzo scorso ma i dubbi sulla legittimità e sul processo che ha portato all'approvazione restano.

A farsi sentire è ancora il professor Giovanni Pascuzzi, ordinario di Diritto privato comparato, che sin da ottobre scorso ha denunciato, attraverso le sue dimissioni da Prorettore vicario e numerose proposte di "aggiustamenti" al testo, la scarsa democraticità dei lavori della Commissione Statuto.
 
In un'intervista rilasciata ai microfoni di Sanbaradio.it, Pascuzzi ha sottolineato i difetti della procedura di stesura dello Statuto. "Quello che ha colpito sin dall'inizio - ha detto l'ex Prorettore - sono stati il mancato coinvolgimento della comunità accademica e il silenzio delle istituzioni: degli studenti si dimettono e non succede nulla, sostengono delle cose e nessuno si sente in dovere di rispondere. Io non ho avuto risposte, gli studenti non hanno avuto risposte. Le cose sono partite male con la nomina di una Commissione Statuto composta in maggioranza da esterni. A mio avviso, quella è stata una scelta illeggittima ed è la ragione per cui mi sono dimesso da Prorettore vicario. Inoltre, la Commissione ha lavorato in completa solitudine".
 
Difettoso, secondo Pascuzzi, è anche l'impianto contenutistico del nuovo Statuto. "Qual è il problema di questo testo? Uno stesso soggetto, che è la Provincia Autonoma di Trento, ha poteri di programmazione, finanziamento, amministrazione e controllo. E' bene, in linea di principio, che questi poteri appartengano a soggetti diversi".
 
Poi c'è il problema dell'autonomia dell'Ateneo rispetto alla politica provinciale, anche questo molto sentito dal professore di giurisprudenza, che fa rilevare il problema di sostanza, ovvero quello relativo ai poteri. "Io sono grato alla Provincia di Trento - dice Pascuzzi - per l'interesse che dimostra per la ricerca e per la didattica. Qui stiamo discutendo soltanto delle modalità. Tutti guardiamo all'Europa e al mondo, ma questo modello non esiste in nessun'altra parte. Io ho cercato soltanto di guardare le carte e, secondo le mie competenze, di capire se questo Statuto era giusto o sbagliato. In merito alla provicializzazione dico soltanto che l'università di Trento, come stabiliscono la legge delega, la norma di attuazione e lo Statuto, è e resta un'università statale".
 
Sotto accusa in questi mesi sono state, in modo particolare, le regole di formazione del nuovo Consiglio d'Amministrazione, che sarà composto in prevalenza da membri esterni al mondo accademico. Pascuzzi si esprime negativamente anche su questo.
 
"Allo stato dei fatti, non siederanno interni tranne il Rettore e il rappresentante degli studenti, se lo vogliamo considerare tale. Tutti gli altri saranno esterni: uno sarà nominato dal ministero, tre saranno nominati direttamente dalla Provincia e gli altri tre nominati nell'ambito di una rosa proposta dal Senato Accademico, ma approvate da un comitato di garanzia. Quindi tutti quanti sono esterni. Ad ogni modo, il problema non è solo o tanto quello che ci sia un'influenza della politica, il problema è che nel CdA una parte consistente è rappresentata solo da un soggetto".
 
In conclusione, alla domanda se questo ripiegamento sulla Provincia non sia un po' strano per un Ateneo che aspira ad essere internazionale, il prof. Pascuzzi ha risposto seccamente: "Sì, effettivamente questo processo, che è sicuramente stato fatto con tutte le buone intenzioni, corre il rischio non di agevolare l'internazionalizzazione dell'Università ma di ostacolarla".
 
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