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Torna il "confine" tra Trentino e Lombardia: controlli tra zona "gialla" e "rossa"

Tornano i controlli, le autocertificazioni e, anche, i problemi interpretativi: dalle parrucchiere alle seconde case

Torna il "confine" tra Trentino e Lombardia: con l'entrata in vigore delle ordinanze del ministro della Salute che fanno seguito al Dpcm (clicca qui per scaricarlo) la Lombardia sarà dichiarata zona rossa mentre la Provincia autonoma di Trento è zona gialla. Tornano dunque i controlli oltre ad alcuni problemi già visti durante il primo lockdown. A parlarcene è il comandante della Polizia Locale della Valle del Chiese Stefano Bertuzzi.

Per muoversi tra Trentino e Lombardia servirà sempre l'autocertificazione (clicca qui per scaricarla), chiaramente ritenuta valida solamente per le ormai note "comprovate necessità": lavoro, salute, rientro al domicilio. "Rimangono alcune perplessità legate ad alcuni ambiti - spiega Bertuzzi - in particolare ai liberi professionisti. Le attività di libera professione non sono state chiuse né il Lombardia né, a maggior ragione, in Trentino. Se un lombardo ha un avvocato di fiducia, o un architetto che segue un progetto, in Trentino, spostarsi per incontrarlo è una necessità? Ci attendiamo chiarificazioni su questo".

Il discorso vale anche per altri tipi di attività, per esempio le parrucchiere e le estetiste. Può sembrare una banalità ma non lo è in una zona dove due paesi come Lodrone e Ponte Caffaro, relativamente grandi, si trovano a cavallo del confine. Ci sono poi due casi più particolari che sono l'enclave lombarda di Bagolino, il cui territorio comunale comprende un'area che ricade interamente in Trentino, e la strada per raggiungere Baitoni, che passa in Lombardia.

Il tema più caldo, però, rimane quello delle seconde case dei lombardi in Trentino. Una questione già affrontata nella prima ondata, che potrebbe ripresentarsi ora che la Lombardia è tornata sostanzialmente in lockdown. "Il domicilio è nominale, ed è quindi difficile contestare lo spostamento. C'è però da dire che se uno sceglie di raggiungere il proprio domicilio con autocertificazione difficilmente può pensare poi di tornare dall'altra parte adducendo la stessa motivazione. Casi come questi sono stati spesso sanzionati durante la prima ondata e lo stesso faremo adesso". 

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