Trento, spacciatore sfida la polizia: «Sapete che sono uno spacciatore, ma oggi con me non lavorate». Arrestato in piazza

A suo carico, quattordici denunce tra giugno e ottobre per spaccio di droga

È stato arrestato sabato 21 novembre, al mattino, in piazza Dante a Trento il pusher «spavaldo». Un viso ben noto alle forze dell'ordine, quello di J. A., 29enne, spacciatore nigeriano denunciato più volte perché colto a vendere droga e il cui atteggiamento sarebbe stato poco rispettoso verso le forze dell'ordine. «Sapete che sono uno spacciatore, ma oggi con me non lavorate» ha affermato, rivolgendosi agenti dell’unità crimine diffuso della Squadra Mobile, “gli Orsi”, che insieme alla polizia locale,  l’hanno arrestato sabato mattina nei pressi della stazione di Trento, su delega della Procura della Repubblica di Trento 

In quattordici occasioni dal mese di giungo fino alla fine di ottobre, l’uomo è stato denunciato perché colto a vendere droga ad acquirenti italiani. Ma proprio la circostanza che si trattasse sempre di una o due dosi, non ha consentito, perché modica quantità, l’arresto in flagranza.

Tuttavia, d’intesa con la Procura della Repubblica di Trento, i singoli fatti sono stati riuniti in un unico provvedimento che ha messo in evidenza la pericolosità e l’abitualità del cittadino extracomunitario a delinquere, in particolare a spacciare sostanza stupefacente sempre nei pressi dello scalo ferroviario di Trento.

L’uomo, giunto in Italia nel 2016, è arrivato con un barcone sull’isola di Lampedusa e poco dopo è stato denunciato per illecita vendita di sostanze stupefacenti, e condonato in via definitiva per detenzione di droga nonché lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

L’inclinazione a tentare di sfuggire alla polizia non sarebbe mancata anche nel corso dei quattordici episodi che sono stati documenti dalla Squadra Mobile.

In particolare, il 6 ottobre, il cittadino nigeriano si sarebbe rivolto a un agente delle Volanti che l’ha bloccato in piazza Dante, mentre vendeva eroina e gliela ha sequestrata, con frasi minacciose ed ingiuriose, arrivando fino a “ricordare” all’agente di avere ben impresso nella mente il suo volto e comunque quest’ultimo non potesse fargli alcunché.

L'autorità giudiziaria ha stabilito che la detenzione in carcere è l’unica misura idonea per il pusher nigeriano. 

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