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I giovani archeologi del Museo al lavoro nel sito

I giovani archeologi del Museo al lavoro nel sito

In valle di Ledro scoperto sito archeologico di 10mila anni fa

Dovrebbe essere un campo stagionale di caccia. L'individuazione di reperti in ceramica permette di riconoscere una successiva fase di occupazione del luogo rispetto al primo insediamento, riferibile al Neolitico

Ritrovato dai ricercatori del Museo delle Scienze di Trento sul Monte Tremalzo, in valle di Ledro, a 1770 metri di quota, un accampamento preistorico risalente al mesolitico. Si tratta di una delle testimonianze umane più antiche del Trentino sud-occidentale e consentirà di aprire nuovi fronti di ricerca per il primo popolamento della regione e sul rapporto fra uomo e montagna. L'accampamento Mesolitico è databile a circa 10 mila anni fa. Ieri sera il Museo delle Palafitte del Lago di Ledro ha accolto la presentazione dei primi risultati della campagna di scavo, a cura di Luca Scoz e Alessandro Fedrigotti. Alla serata, seguita da un centinaio di persone, sono intervenuti: l'assessore provinciale alla cultura, rapporti europei e cooperazione, Franco Panizza; il direttore del Museo delle Scienze, Michele Lanzinger; la responsabile del Museo di Ledro, Romana Scandolari con Donato Riccadonna, nonché gli amministratori ledrensi, il sindaco Achille Brigà con il vicesindaco Franco Ferrari e l'assessore Giuliano Pellegrini.

 
A Luca Scoz il compito di inquadrare il sito individuato a Pozza Lavino. Nel corso del 2011 il Museo delle Palafitte di Ledro, sezione territoriale del Museo delle Scienze di Trento, ha svolto una serie di ricognizioni archeologiche nella Valle di Ledro, sotto la direzione di Gianpaolo Dalmeri, nell’ambito del progetto di ricerca “Indagine su tracce di territorio”. Il progetto, finanziato dalla Fondazione Caritro e supportato anche da Sartori Ambiente srl, ha portato all’individuazione di 15 nuovi siti archeologici di diverse epoche preistoriche. Uno di questi, Pozza Lavino (Monte Tremalzo a 1800 metri di quota) è stato oggetto quest’anno di una più approfondita indagine, che si è concretizzata in una campagna di scavi durata dal 30 luglio al 10 agosto scorso.
 
Lo studio dell’area e dei materiali ha confermato le ipotesi preventive effettuate dopo il rinvenimento dei primi reperti litici che indicavano una presenza mesolitica; con maggiore precisione si inquadra la prima frequentazione del sito al Mesolitico Antico (10 mila anni da oggi). Tale presenza è interpretabile, analogamente ai numerosi siti mesolitici di alta quota del Trentino orientale, come un campo stagionale di caccia. L’individuazione di reperti ceramici permette di riconoscere una successiva fase di occupazione del luogo, riferibile al Neolitico.
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