Rapina e sequestro a Villa Agnedo: in carcere altri due complici

Trovata la Honda con targa mascherata a casa di uno dei due insieme ai laccetti usati nel delitto. I due sono già pregiudicati per reati specifici compiuti nella cosiddetta "banda dei mocheni"

Si è chiuso il "cerchio delle responsabilità" attorno ad altri due soggetti accusati, assieme ad un primo complice già in carcere, della rapina a mano armata con sequestro di persona a Villa Agnedo nella notte tra il 20 e il 21 giugno scorso. Sono finiti in manette Corrado Ennemoser di 46 anni e Ivano Busana di 48, entrambi pregiudicati, condotti rispettivamente nel carcere di Verona e in quello di Bolzano. 

Le indagini da parte del Comando Provinciale dei Carabinieri e della Compagnia di Borgo Valsugana si sono svolte seguendo alcuni dettagli rivelati da Luigi Burkart, 57enne anche lui pregiudicato, arrestato la notte stessa del delitto con le armi e la refurtiva per un valore di oltre 100.000 euro. 

Nella stessa notte erano stati fermati ad un posto di blocco appositamente disposto anche gli altri due complici, che viaggiavano in auto sulla strada per Vattaro dopo aver nascosto in un posto sicuro la moto Honda con la quale erano scappati dopo il colpo, successivamente recuperata e trovata ieri sera a casa di Ennemoser.

Quella notte al posto di blocco, alla richiesta da parte dei Carabinieri di indicare la direzione di provenienza, i due avevano detto di venire da Folgaria. Un'altra pattuglia posizionata nella zona dell'Altopiano ha potuto subito smentire la dichiarazione. "L'operazione rivela chiaramente l'importanza di presidiare il territorio" ha detto il Procuratore Giuseppe Amato che ha richiesto l'ordinanza di custodia cautelare per i due, confermata dal Gip Marco La Ganga "un presidio che risulta sempre più difficile per il numero sempre più esiguo di agenti delle forze dell'ordine". Ed è proprio questo il motivo per cui la notte del furto la pattuglia intervenuta a Villa Agnedo aveva dovuto scegliere quale delle due moto seguire: i due, arrestati ieri, erano riusciti a fuggire mentre il terzo era stato inseguito e bloccato.

Tutti e tre sono già noti alle forze dell'ordine e alle cronache per episodi criminali connessi alla cosiddetta "banda mochena" che qualche anno fa gestiva un traffico di stupefacenti, con episodi di reati contro il patrimonio e contro la persona. Lo stesso idioma mocheno è stato uno degli elementi che ha portato al riconoscimento dei tre che durante la rapina ed il sequestro a Villa Agnedo comunicavano fra loro in quella che in un primo momento era parsa alle vittime una lingua straniera. 

Secondo la Procura dunque "i tre si conoscevano, e pur non avendo chiaramente un organigramma della cosiddetta "banda dei Mocheni" sappiamo che avevano ruoli chiave in quel tipo di organizzazione, per uno dei tre ci sarebbero inoltre gli estremi per dichiararlo delinquente abituale e disporre quindi di misure di sicurezza ulteriori"

Altri elementi a carico degli indagati provengono dalla perquisizione condotta dai Carabinieri all'abitazione di uno dei due. Sono stati sequestrati dei laccetti di plastica identicia quelli usati per legare le vittime e una "mascherina" di plastica di quelle che si usano per coprire le scatole elettriche o telefoniche nei muri, che potrebbe essere stata usata per coprire la targa della moto. Inoltre è stato posto sotto sequestro un piccolo "arsenale" sospetto composto da armi storiche, bombe a mano (inattive) e un manganello telescopico. 

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