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foto: Beatrice Lencioni

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Cambiare sesso all'anagrafe senza operazione: ordinanza storica al Tribunale di Trento

La legge che prevede un cambio di sesso "reale" per richiedere il cambio di genere all'anagrafe va contro il diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Così si è pronunciato il Tribunale di Trento che ha passato gli atti alla Corte Costituzionale la quale dovrebbe pronunciarsi entro l'estate

Recentemente il Tribunale di Trento si è espresso riguardo all'incostituzionalità della legge 164 del 1982 che richiede un "mutamento di caratteri sessuali" ai fini del cambio di genere all'anagrafe. L'ordinanza sarà pubblicata a breve sulla Gazzetta Ufficiale e potrebbe diventare storica, finora è la quarta di questo tipo in Italia (tra cui un precedente presso il Tribunale di Rovereto): si dà quindi ragione ad una persona che ha richiesto il cambio di sesso all'anagrafe senza sottoporsi ad operazioni chirurgiche o trattamenti ormonali per cambiare sesso realmente. Oprazioni spesso pericolose che comportano sicuramente la sterilità, se non addirittura il rischio di complicazioni post operatorie, nonchè lunghi periodi di trattamento ormonale.

Tutto ciò andrebbe contro al diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Nella sentenza si legge che "«una volta che lo Stato riconosce il diritto della persona a cambiare il proprio sesso anagrafico, subordinare l'esercizio di tale diritto alla sottoposizione della persona a dolorosissimi e pericolosissimi trattamenti sanitari dalla stessa non voluti, significa pretendere da lei di commettere un atto di violenza sul proprio corpo, per cui non sembra consentito al legislatore ordinario subordinarlo a restrizioni tali da pregiudicarne gravemente l'esercizio, fino a vanificarlo".

"La questione di legittimità costituzionale incide su tre casi pendenti avanti il Tribunale di Trento - spiega l'avvocato Alexander Schuster di Trento, che segue i tre casi in questione - Si tratta di persone di età fra i 25 e i 50 anni, che vivono la propria identità sia come uomo che come donna, tutti con rapporto di lavoro dipendente, nel comparto pubblico come privato, in settori che vanno dal commercio alla ricerca, ai servizi. In alcuni casi gli interessati non escludono interventi chirurgici, in altri lo fanno convintamente. In tutti i casi la volontà è di ridurre il più possibile i giorni in cui in tasca hanno ancora una carta di identità che non riflette la loro identità".

"Non si può comunque non vedere con favore - prosegue Schuster - l’approssimarsi di una sentenza favorevole che porti l’Italia in linea con gli standard internazionali di tutela delle persone trans e che ponga termine a quella che è una vera e propria “lotteria del CAP – codice di avviamento postale”. Infatti, poiché il tribunale competente dipende dalla residenza, ci si può trovare davanti un giudice che concede una nuova identità anche solo sulla base di trattamenti ormonali oppure un giudice che va addirittura a sindacare la qualità della ricostruzione plastica del fallo". Gli atti del caso trentino finiranno dunque sul tavolo della Corte Costituzionale che dovrebbe esprimersi presumibilmente entro l'estate prossima.

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