Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Sara Pedri, sindacati e politici schierati per la verità: l'interrogazione e le richieste

Dopo il tanto rumore dei media, alcune persone hanno iniziato a parlare, a raccontare, a testimoniare. Così come politici e sindacati hanno iniziato a premere perché la verità venga a galla e perché certe situazioni non si verifichino più

Sara Pedri

Tutti uniti per la verità di Sara Pedri, la ginecologa di Forlì scomparsa da Cles il 4 marzo e sulla quale, tre mesi dopo circa, è stata raccontata una verità inizialmente celata. Due le puntate che la giornalista Federica Sciarelli, insieme all'inviata Raffaella Griggi le hanno dedicato su Chi L'Ha Visto?. Dopo il tanto rumore creato dai media, alcune persone hanno iniziato a parlare, a raccontare, a testimoniare. Così come politici e sindacati hanno iniziato a premere perché la verità venga a galla e perché certe situazioni non si verifichino più. Storie, testimonianze e fatti sui quali la Procura di Trento sta indagando. Una cosa è certa: l'Azienda sanitaria trentina in questo momento si trova con i riflettori puntati addosso e sono sempre di più le persone che attendono di avere delle risposte.

La posizione del sindacato Fenalt Sanità

"Il Sindacato Fenalt ha sollecitato un intervento dell'unità ispettiva dell'Uopsal per verificare quanto sta succedendo riguardo la tutela della salute psicofisica dei lavoratori" afferma il responsabile del sindacato Fenalt Sanità, Paolo Panebianco. "Il datore di lavoro ai sensi dell'art 2087 del Codice Civile e del d.lgs 81 ha l'obbligo di intervenire a tutela della salute dei lavoratori se ci aggiungiamo anche l'articolo 40 del Codice penale gli ispettori del lavoro non possono non attivarsi. Altro punto fondamentale è il timore che gli operatori hanno nell'esporsi ed hanno ragione, come possono sentirsi tutelati? Come è possibile fare una commissione di inchiesta fatta solamente da chi ha tutto l'interesse di minimizzare o insabbiare? Come può l'accusato investigare su sé stesso?". Durissime le parole di Panebianco che non si risparmia e si è detto sicuro di voler arrivare alla verità, sul fondo di questa storia.

"Tutte le commissioni o i luoghi dove i dipendenti possono fare ricorso contro un parere negativo del proprio dirigente non rivedono mai il parere negativo, dando sempre ragione al dirigente - sottolinea ancora Panebianco -. Se si vuole essere seri bisogna che la commissione di inchiesta sia paritetica e vi siano rappresentati i rappresentanti dei lavoratori. Chiaramente siamo stati tenuti fuori, ci sarà un perchè. Infine, abbiamo avuto modo di vedere come qualche sindacato si preoccupi del buon nome dell'Unità Operativa, sinceramente del buon nome del reparto il sindacato, in questo momento, dovrebbe interessarsi meno di zero; in questo momento il sindacato deve occuparsi della salute dei lavoratori mi pare che del buon nome del reparto si sia già troppo interessata l'Apss nascondendo la polvere sotto il tappeto. A questo punto il Presidente Fugatti dovrebbe scendere in campo a difesa della Sanità trentina". 

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp Sanità sul caso di Sara Pedri

Altre firme sindacali hanno preso parola sul caso, soprattutto incalzando la questione che riguarda le varie segnalazioni e testimonianze sul clima che si sarebbe creato all'interno del reparto dove lavorava anche la dottoressa Pedri. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Sanità intervengono coi segretari generali Luigi Diaspro, Beppe Pallanch e Giuseppe Varagone in merito alla vicenda del reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara. 

"I particolari che emergono giorno dopo giorno - sottolineano i sindacati -, a partire dalla triste vicenda della dottoressa Pedri per la quale, come tutti, auspichiamo di conoscere quanto prima la verità e l’attribuzione delle eventuali responsabilità, ci impongono, in qualità di rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, di esigere la massima chiarezza dai vertici dell’Azienda sanitaria su quanto viene raccontato, con testimonianze impaurite al punto di ricorrere al camuffamento per timore di conseguenze, sul clima lavorativo che si sarebbe determinato nel Reparto di ginecologia nel corso di questi anni".

L'incredulità dei sindacati su quanti dettagli stiano emergendo sulla vicenda, sulle diverse storie che vengono alla luce del sole, è alta. Certamente ci sono dei dati oggettivi, quelli denunciati più volte anche da qualche esponente politico: le dimissioni, il turn over di professionisti che pare abbia interessato la struttura in pochissimi anni. "Frequenti dimissioni di professionisti dovute a un clima lavorativo deteriore e vessatorio potrebbero rappresentare la punta dell’iceberg di un fenomeno più profondo e diffuso che va indagato ben oltre le competenze penali, e dunque riteniamo fondata e sosteniamo la richiesta di una commissione d’indagine terza, esterna all’Apss, che possa svolgere speditamente una verifica di una vicenda che ha assunto rilievo nazionale ma che non può gettare discredito sull’intera categoria dei professionisti che lavora con dedizione, competenza e nel rispetto delle regole deontologiche e di legge" sottolineano i sindacati.

C'è poi questa idea del sindacato di divulgare un questionario anonimo ai dipendenti sul benessere lavorativo in tutti i reparti dell’Apss, al fine di un monitoraggio delle condizioni di lavoro e di relazioni tra colleghi e superiori gerarchici che a questo punto serve a dipanare dubbi e ulteriori elementi di sospetto che potessero avanzarsi a seguito dell’esplosione di questa vicenda. "Abbiamo già denunciato nel recente passato fenomeni di aggressione nei confronti del personale sanitario da parte di utenti, non abbiamo alcun dubbio nel fare altrettanto se fenomeni analoghi sono messi in pratica all’interno del sistema sanitario provinciale, a tutela della dignità delle persone che lavorano che non possono, in alcun modo, essere costrette a lasciare il posto di lavoro anziché denunciare vessazioni e intimidazioni" concludono i sindacati.

Anche la politica si muove

Lo ha sempre fatto, ma ora che questa vicenda sta raggiungendo dimensioni imponenti, è arrivata anche un'interrogazione a Camera e Senato. "Sulla scomparsa di Sara Pedri bisogna fare la massima chiarezza" si legge in una nota. Per questo il deputato Marco Di Maio ha presentato un atto formale alla Camera per sollecitare un'azione da parte del Ministero della Salute inviando gli gli ispettori nel reparto di ginecologia ed ostetricia dell'ospedale Santa Chiara.

“E’ necessario tenere alta l’attenzione su questo caso, che presenta molti risvolgi inquietanti - afferma il deputato -. Per questo, in accordo con la collega senatrice trentina Donatella Conzatti, abbiamo presentato un'interrogazione nei due rami del parlamento che ha lo scopo di sollecitare il Governo, in particolare i ministeri della Salute, della Giustizia e del Lavoro, a occuparsi più concretamente di questo caso e più in generale del contrasto al “mobbing” sul posto di lavoro”. Nell’interrogazione si ricostruisce brevemente la catena degli eventi, segnalando che “da pochi mesi aveva preso servizio all'ospedale "Santa Chiara" di Trento, quando il 3 marzo la dottoressa aveva inviato le sue dimissioni all'azienda sanitaria trentina, dichiarando successivamente alla sorella, tramite conversazione telefonica, di essersi tolta un peso importante”.

Nella sua deposizione ai carabinieri di Forlì, ma anche alle telecamere di Chi L'Ha Visto? la sorella Emanuela ha dichiarato: "Sara era terrorizzata e le sue colleghe hanno confermato quello che ci diceva lei: turni massacranti, abusi di potere, minacce continue". Situazioni ai limiti, raccontate dalla famiglia, dai colleghi e che rimangono in quel telefono abbandonato sul sedile dell'auto ritrovata in località Mostizzolo, a Cis, dove anche a metà giugno erano in atto le ricerche, coordinate dal Capitano della Compagnia dei carabinieri di Cles, Guido Quatrale e sotto la direzione del Commissariato del Governo.

“Il reparto di ginecologia dell'ospedale di Trento era già stato sotto i riflettori a seguito dei numerosi casi di dimissioni (11 nell'arco degli ultimi 2 anni) - ricorda il deputato -, sollecitando interventi anche della politica locale al riguardo. E' necessario che le massime autorità sanitarie nazionali si attivino, assieme agli altri ministeri competenti, per far luce sulla vicenda”.

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