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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca Cles

Caso Pedri, dalla lettera al direttore al "no grazie" dell'ex primario

Dopo l'iscrizione nel registro degli indagati dell'ex primario e della sua vice, il caso della dottoressa forlivese scomparsa riemerge con nuovi dettagli

Si torna a parlare di Sara Pedri, dalla notizia divulgata da Il Messaggero e ribattuta da molti media nella giornata di mercoledì 20 ottobre sull’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex primario Saverio Tateo e della vice Liliana Mereu dalla procura di Trento per “maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione e disciplina (artt. 571 e 572 CP)”. Anche Pedri, la ginecologa scomparsa sarebbe tra le 14 parti lese, medici e infermieri del reparto di Ostetricia dell'ospedale Santa Chiara.

Federica Sciarelli riporta in televisione la sua storia, mandando in onda parti di puntate passate, tutti pezzi raccolti da Raffaella Griggi e Valentina Pellegrino nel tentativo di ricostruire quanto accaduto in quei mesi, prima della scomparsa della dottoressa Pedri, ma che ha mostrato un malessere che già c’era. Addirittura è stata ricordata la testimonianza di quella persona che avrebbe preferito “fare un incidente, di rompermi le gambe e di rimanere paralizzata” invece di andare al lavoro.

Verità e giustizia per Sara Pedri

Dallo studio di Chi L’Ha Visto? È stato fatto un tentativo di contattare l’ex primario e la sua vice. “Abbiamo chiamato l’ex primario Tateo che ha deciso di non rispondere, ha detto che è un momento difficile per lui – ha spiegato Sciarelli -. Abbiamo cercato di contattare anche il capo del reparto, la vice di Tateo, Mereu. Abbiamo fatto un’inchiesta che ci ha portato a vedere che oltre Sara, c’erano più persone che dicevano le stesse cose”.

Al tentativo di Griggi di parlare con l’ex primario Tateo al telefono, lui ha risposto: “No, grazie, guardi è già un momento particolare. La ringrazio molto, ma non ho niente da dire”.

Durante la puntata di mercoledì 20 ottobre, sono stati divulgati alcuni degli audio dove la dottoressa Pedri raccontava del fidanzato Guglielmo, del suo senso di colpa verso di lui e di questi turni durissimi. “Pranzo una volta a settimana, due” raccontava a un’amica. E poi un audio all’altra amica, Celeste dove diceva: “Non ne posso più”.

Tutto quell’entusiasmo raccontato dalle amiche, dai colleghi, dai familiari, si era spento. La mamma ha raccontato che: “Noi da lontano non riuscivamo a renderci conto del vero stato in cui era. Lo abbiamo scoperto solo il 19 di febbraio, quando l’avevamo convinta a venire a casa e a prendersi un po’ di malattia, perché era veramente in condizioni pietose. Non dormiva la notte, c’era stato un grande calo ponderale, si mangiava le unghie, si abbracciava lo stomaco, guardava sempre in basso. Non voleva a tavola a mangiare con noi, se ne stava in un angolino e non lasciava la sua camera da letto”. Un cambio radicale, era irriconoscibile per molti.

Annunciato il ricorso al Tar per l'accesso ai documenti sul caso

Una giovane donna davvero tenace, lo ricordano le persone che con lei hanno condiviso un pezzo di vita. Da Forlì a Catanzaro e poi in Trentino, la dottoressa Pedri era sempre in moto, piena di voglia di crescere professionalmente ma qualcosa si è rotto ed è stata lei stessa a raccontarlo, non solo ai familiari, attraverso gli audio alle amiche, anche in una lettera.

Una lettera mai spedita e rivolta al direttore sanitario di Cles. “In quel momento Sara era particolarmente confusa, anche perché era delusa dall’ennesima impossibilità di andare a Cles, aveva vinto lì il percorso” ricorda la mamma. Il reparto di ginecologia di Cles era chiuso per Covid in quel momento. “Era felicissima di aver avuto questo posto - spiega la mamma -. Aveva scelto il Trentino pensando anche di andare a sciare, che era uno sport che le piaceva molto. In quel periodo, agli inizi di febbraio era particolarmente confusa, perché questa malattia cominciava ad essere molto evidente. Mi chiedeva aiuto”. Aiuti a distanza, da Forlì, su come affrontare il direttore sanitario di Cles, come spiegare il suo sogno che sembrava infrangersi giorno dopo giorno.

Una lettera scritta insieme a sua mamma, ma che non è arrivata al direttore sanitario, perché la dottoressa Pedri non l’ha inviata, è scomparsa prima, portando con sé solo un documento.

La lettera

Durante la puntata di mercoledì è stata letta per la prima volta e integralmente la lettera che la dottoressa Pedri, con l'aiuto della madre, aveva scritto al direttore sanitario, prima di sparire, a febbraio:

“Gentilissimo Direttore,

in data 16/11/2020 sono stata assunta con concorso (…) in qualità di medico in ginecologia e ostetricia presso l’ospedale di Cles (TN), che non ho servito neppure per un giorno essendo stata immediatamente dirottata verso l’ospedale Santa Chiara di Trento, causa Covid. Avendo preventivamente trovato abitazione a Cles, ho affrontato già per più di 2 mesi il tragitto Cles-Trento e ritorno anche in condizioni meteorologiche difficili e pericolose durante l’inverno, essendo presente sul posto di lavoro ogni giorno con massima puntualità e disponibilità e sopportando un carico di ore giornaliero dalle 6 del mattino alle 21 di sera, anche per più giorni la settimana.
Tutto questo unito anche al fatto che vivo sola e lontano dalla famiglia che risiede a Forlì in Romagna e pertanto senza alcun aiuto anche nella vita quotidiana.
Inoltre, poiché l’inserimento nel lavoro, il primo, dopo la scuola specialistica, è avvenuto con poco rispetto e comprensione, anzi umiliazioni e mortificazioni, è sorta in me una paura mai provata nell’affrontare le pazienti e il lavoro inerente all’Ostetricia, così da provocare nel mio animo una insicurezza e uno stato di debilitazione che mi hanno prodotto un forte calo di peso.
Eppure sostenuta costantemente dai miei familiari che conoscono la mia storia di studi e traguardi sempre ottenuto col massimo e la mia grinta nell’affrontare le difficoltà, ho tentato di andare avanti anche sperando di poter lavorare a Cles, sede scelta come prima.
Perciò è tanta la mia delusione nel sapere che questo obiettivo è rimandato e chissà per quanto tempo ancora.
Inoltre la possibilità di impratichirmi con l’Ecografo è inattuabile con l’attuale orario di lavoro.
Non sono assente neppure un giorno.

Direttore, come devo fare?

Mi aiuti, La prego, mi indichi come dovrei comportarmi: lavorare a Cles era il mio sogno.

Con Tanto Rispetto,

Sara Pedri”

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