Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca Cles

Il giallo della ginecologa scomparsa, cos'è successo a Sara Pedri?

Si era laureata in medicina a pieni voti e specializzata in ginecologia. Una famiglia, gli amici e un fidanzato che la cercano e che chiedono di riprendere le ricerche.  «Trent’anni di felicità mi ha regalato quella figlia lì» ha detto Mirella Sintoni, la mamma di Sara, alle telecamere di Chi L’ha Visto?. «Era andato sempre tutto bene, poi all’improvviso non sappiamo che cosa sia successo. Qualcosa di grave deve essere successo»

Scomparsa nel nulla, a Cles. Dopo tre mesi, la famiglia di Sara Pedri, la giovane ginecologa della quale non si hanno più notizie dal 4 marzo, riporta alla luce la sua storia e lo ha fatto attraverso le telecamere di Chi L’ha Visto? Raccontando anche dettagli che prima erano rimasti segreti. Certamente, come raccontato anche da un’amica e collega di Sara a TrentoToday nelle prime settimane dalla scomparsa della 31enne di Forlì, era una giovane donna nota per la sua grinta. Altruista, generosa, con le idee chiare. La descrivono così anche i familiari. Il soprannome di Sara era Redbull e non solo per i suoi bellissimi capelli rossi, ma perché era un concentrato di energia e vitalità.

Si era laureata in medicina a pieni voti e specializzata in ginecologia. Una famiglia, gli amici e un fidanzato che la cercano e che chiedono di riprendere le ricerche.  «Trent’anni di felicità mi ha regalato quella figlia lì» ha detto Mirella Sintoni, la mamma di Sara, alle telecamere di Chi L’ha Visto?. «Era andato sempre tutto bene, poi all’improvviso non sappiamo che cosa sia successo. Qualcosa di grave deve essere successo».

Ambiziosa, come tanti giovani, voleva fare carriera ed era riuscita a ottenere un posto all’ospedale di Cles, dove si era trasferita con il suo gatto. Aldo, il proprietario della casa dove viveva in affitto l’ha descritta come una donna dinamica, solare, molto gentile e premurosa.

«Era una ragazza effervescente» continua la mamma, «impegnativa, era molto attiva. Poi regolare, precisa, nelle sue cose. Ci sarebbe da parlare una vita per lei. La gente diceva che Sara era un premio, perché io avevo adottato Emanuela e suo fratello. Sara è arrivata molto tempo dopo, quando Emanuela aveva 14 anni. Quindi la gente diceva: “vedi, sei stata brava e così ti hanno mandato un figlio”. È stata una gioia».

Roberto Venturella, docente della scuola di specializzazione di ginecologia di Catanzaro ha dichiarato a Chi L'Ha Visto: «Aveva delle competenze di base che le permettevano comunque di affrontare una sala parto, un cesareo. Affidabile come lavoratrice, le si affidava un compito lo portava avanti a tutti i costi. Il vero problema è stato che Sara è sparita, ha cominciato a tagliare i ponti, si vergognava di farsi vedere, non si voleva far sentire, non voleva fare le videochiamate».

Persone che l’hanno conosciuta e l’hanno amata, a marzo hanno contattato anche TrentoToday e hanno confermato tutte queste qualità. La bravura nel suo lavoro, l’amore, la dedizione, quella forza straordinaria che aveva dentro. Da metà gennaio le cose sono cambiate. La sorella Emanuela e la mamma Mirella hanno raccontato che non si trovava bene, che si sentiva «terrorizzata» e che non riusciva più a tenere il bisturi in mano. Hanno anche raccontato che non l'avrebbero trattata bene, ma addirittura «allontananta, lasciata sola». 

A febbraio, Sara è tornata a casa qualche giorno, dimagrita, con l’orticaria, si mangiava le unghie. «Aveva questo tremore, faceva dei gesti» racconta ancora la sorella. «Si abbracciava lo stomaco, si allontanava il colletto spesso perché le dava fastidio. Sentiva pesante tutto ciò che indossava dagli occhiali, agli orecchini, alle collane, agli anelli». Secondo la sua docente non poteva essere un disorientamento dei primi inizi, conoscendola. Dopo aver dato le dimissioni, il 3 marzo, il giorno prima della scomparsa Sara chiama la sorella dicendole che si sarebbero viste presto. Il giorno dopo però è scomparsa, la sua auto è stata trovata a Mostizzolo. Imponenti le ricerche che sono partite con vigili del fuoco, carabinieri, cani molecolari, protezione civile e tutte le forze possibili.

A prendere la parola durante la puntata del programma condotto da Sciarelli è stato anche il consigliere Claudio Cia: «Si parla anche di 15 ore a turno. Inoltre, mi dicono che ci siano anche problemi di carattere relazionale all’interno dello stesso dipartimento. Nell’arco di due anni, se non erro, hanno abbandonato il reparto di ginecologia di Trento, 11 professionisti». Oltre all’intervento di Cia, a Chi L’Ha Visto? è arrivato anche un messaggio anonimo di un medico, sempre riportato dal programma televisivo: «Essendoci ancora diverse indagini in corso, ho timore. Purtroppo, non lavoriamo in un ambiente sano e non ci sentiamo tranquille a parlare».

Di lei, della giovane ginecologa, non sarebbe stata trovata la minima traccia. La sorella Emanuela, oltre a chiedere di riaprire le ricerche, ha lanciato un appello: chiunque volesse raccontare la propria esperienza, lo può fare anche in anonimo. «È importante che la verità venga chiarita» conclude Emanuela. 

Durante una conferenza stampa di aggiornamento di giovedì 10 giugno, è stato chiesto al dottor  Antonio Ferro se avesse notizie, informazioni e aggiornamenti su questo caso. «È un fatto che risale a mesi e mesi fa su cui ovviamente mi sono subito interessato come direttore sanitario per cercare di capire cosa fosse successo» ha affermato Ferro. «Devo dire che, a una prima indagine interna che è stata fatta, non ci sono elementi oggettivi per ritenere che ci sia una connessione diretta tra questa sparizione e il lavoro. Perché la dottoressa era stata presa nella ginecologia di Cles, poi il punto nascite era chiuso ed era stata messa in reparto a Trento per fare esperienza. Da quello che abbiamo vedere dall’indagine interna, non ha mai fatto un turno da sola o sotto particolare stress da quando è stata a Trento. Poi lei era ritornata a Cles. Lei ha avuto un colloquio con il primario di Cles, che era molto dispiaciuto per le sue dimissioni volontarie. Non abbiamo più avuto notizie, come atti oggettivi non abbiamo elementi, lettere o segnalazioni di problematiche collegate. Siccome è una vicenda pesante che ha riguardato e riguarda il reparto, abbiamo intenzione di approfondire la situazione. So che c’è un’indagine in corso».

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