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"La lotta di classe? L'hanno vinta i ricchi"

La lotta di classe? L'hanno vinta i ricchi. La madre di tutte le diseguaglianze? La delocalizzazione della produzione in aree con costo del lavoro al ribasso. L'errore più grande? Incentivare i consumi tenendo bassi i salari. Può sembrare provocatorio il titolo del libro di Marco Revelli, storico e sociologo cuneese, ex di Lotta continua e Potere Operaio, parlamentare, giornalista, professore di Scienze Politiche all'Università del Piemonte Orientale. Ha presentato il suo lavoro, intitolato appunto "La lotta di classe esiste e l'hanno vinta i ricchi. Vero!" ieri sera alla biblioteca comunale di via Roma per il Festival dell'Economia.

"Dopo anni di controverse teorie sulla lotta di classe siamo ora giunti a dover confutare la parabola del Ricco Epulone che banchetta, mentre lo schiavo Lazzaro si ciba delle sue briciole che lascia cadere sotto il tavolo - ha detto. Una storia conosciuta a tutti e che sosteneva questo credo: più la ricchezza si accumula in alto, tra pochi privilegiati, e più aumenta la possibilità che qualcosa, anche se in minima parte, raggiunga anche il resto della popolazione meno abbiente".

Secondo Revelli è ancora in atto una tendenza, nata alla fine degli anni '70, che punta ad incentivare in maniera sfrenata i consumi ed allo stesso tempo riduce i salari. "Oggi, studi del Fondo Monetario Internazionale ci rivelano che il divario tra monte salario e monte profitto si è alzato di 10-15 punti percentuali! Un esempio emblematico, inoltre, sta nel misurare il rapporto in scala tra la retribuzione di un amministratore delegato e un operaio nel '60, che era di 25 volte superiore, rispetto ad oggi che arriva a toccare punte di 750 volte superiore!". 

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