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Cronaca

Reperti della prima guerra mondiale, in azione i carabinieri

Nell'attività è stato coinvolto l'ufficio beni archeologici della soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento

I carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio culturale (Tpc) di Udine hanno organizzato in collaborazione con il terzo raggruppamento aeromobili di Bolzano e con l’ufficio beni archeologici della soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento un servizio di perlustrazione aerea mirato alla prevenzione e alla repressione di reati commessi ai danni del patrimonio culturale della prima guerra mondiale e di reperti archeologici in area montana.

Le attività sono state svolte a bordo di un elicottero AB 412 in una vasta area teatro di combattimenti nella prima guerra mondiale in alta quota tra la cima Trafoi (3553 metri), il Cevedale (3378), il Vioz (364), punta San Matteo (3692), il Crozzon di Lares (3354) e il Corno di Cavento (3402).

Durante il sorvolo, particolare attenzione è stata posta all’area dove recentemente - a seguito di indagini archeologiche derivate da segnalazioni documentate - sono stati recuperati 12 corpi scheletrizzati. I corpi erano in una fossa comune sopra il passo del Tonale.

L’attività di controllo non ha rilevato particolari criticità, se non quelle già note riguardanti le evidenti tracce che l’attività di ricerca, danneggiamento e furto lascia come nel caso della baracca del monte Cevedale.

Il monitoraggio congiunto in quota proseguirà fino a che la bella stagione lo consentirà nel comune intento di prevenire e reprimere i reati commessi ai danni del patrimonio culturale. In quest’ottica si invitano gli appassionati della montagna a segnalare tempestivamente ai carabinieri qualsiasi attività sospetta, possibilmente attraverso il numero unico per le emergenze 112 o contattando la più vicina stazione dei carabinieri che provvederà, in collaborazione con i colleghi del nucleo di Udine, a effettuare gli accertamenti del caso.     

L’attività è mirata a contrastare l’attività illegale dei cosiddetti “recuperanti”, appassionati di vestigia della Grande Guerra, che si armano di strumenti, come i metal detector, per recuperare reperti del combattimento.

Si ricorda che nel settore esiste una legislazione dedicata (si vedano il Codice dei beni culturali e del paesaggio e la legge provinciale numero 1 del 17 febbraio 2003) che stabilisce regole precise per approcciarsi a questa attività. Innanzitutto, deve essere svolta al di fuori di aree archeologiche e nei siti individuati quali cimiteri di guerra.

La raccolta e la ricerca di beni mobili di questa natura è consentita, purché si tratti di reperti e cimeli individuabili a vista o affioranti dal suolo (la legge vieta esplicitamente il distacco e l'appropriazione d'iscrizioni e cippi della Grande Guerra).

Infine, chiunque rinvenga o possieda reperti mobili o cimeli relativi al fronte terrestre della prima Guerra Mondiale “di notevole valore storico o documentario” deve ottemperare all'obbligo di comunicazione, entro 60 giorni dal ritrovamento, al Comune del luogo della raccolta, indicandone la natura, la quantità e, dove nota, la provenienza. In caso contrario, si potrebbe essere processati per il reato di furto di beni culturali che sanziona anche la condotta di chi si impossessa di beni culturali appartenenti allo Stato, in quanto rinvenuti nel sottosuolo.

Lo scavo è assolutamente vietato dall’articolo 175 del codice dei beni culturali e del paesaggio che proibisce, in assenza di concessione, l’effettuazione di opere per il ritrovamento di beni culturali.

Inoltre, la detenzione di materiale bellico o esplosivo può essere molto pericolosa vista la perfetta efficienza degli ordigni. Spesso chi li maneggia punta proprio a estrarne la carica esplosiva per poi rivenderne l’involucro in qualche mercatino di settore piuttosto che sul web.

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