Cronaca Centro storico

Affissioni abusive, d'ora in poi paga chi si fa pubblicità

Prima la sanzione era legata alla flagranza, cioè alla possibilità di cogliere sul fatto il trasgressore. Ora, invece, della violazione risponderà anche chi ricava un beneficio dalla pubblicità non autorizzata

Sono molto frequenti le segnalazioni che arrivano al Comune di Trento, soprattutto da parte dei proprietari di edifici del centro, per lamentare l'abitudine di imbrattare i muri con manifesti, locandine, cartelli o altri mezzi pubblicitari.

Il Consiglio comunale, con una recente modifica del Regolamento di polizia urbana e colmando una lacuna giuridica, ha previsto disposizioni e sanzioni molto precise per contrastare questo fenomeno. Il presupposto per poter sanzionare le affissioni abusive era in precedenza legato alla flagranza, cioè alla possibilità di cogliere sul fatto il trasgressore: una circostanza, come è evidente, talmente remota da rendere la norma praticamente inapplicabile. 
 
Con le nuove disposizioni, si stabilisce che risponde della violazione anche chi ricava un beneficio dalla pubblicità non autorizzata, cioè il soggetto che produce o vende la merce o il servizio pubblicizzati, salvo che non riesca a provare che il mezzo pubblicitario è stato affisso contro la sua volontà. 
 
Oltre a pagare la sanzione amministrativa da un minimo di 89 euro ad un massimo di 524 euro, il trasgressore e l’eventuale “soggetto obbligato” (il beneficiario della pubblicità) dovranno riparare e risarcire integralmente i danni arrecati.  
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