Quindici persone nei guai per il "radicchio dell'orso", sequestrato mezzo quintale

Ricercata per la sua prelibatezza ed usata nella cucina tradizionale: è la cicerbita alpina, conosciuta come "radicchio dell'orso". Sono finiti nei guai 15 buongustai delle Giudicarie, che si sono visti sequestrare il raccolto e dovranno pagare una multa da 1600 euro. La raccolta è regolamentata dalla legge che prevede una quantità massima di due chili a persona

Sono finiti nei guai per una pianta, per una volta non si tratta della famigerata canapa bensì di una specie autoctona e selvatica: la cicerbita alpina, conosciuta come il "radicchio dell'orso". Una quindicina di persone ne ha raccolta per mezzo quintale, quasi il doppio di quanto prevede la legge che impone una quantità massima di due chili a persona, con il limite orario per la raccolta fissato tra le 7 e le 19. Il "raccolto" proviene dal monte Cadria nelle Valli Giudicarie ed ora sarà donato alla parrocchia di Roncone che lo venderà devolvendo il ricavato in beneficenza al progetto Mato Grosso, in Brasile. Ad intercettare il carico di cicerbita sono stati gli uomini della forestale di Pieve di Bono che hanno sequestrato il raccolto e comminato contravvenzioni per un totale di 1600 euro. Pareche la pianta sia una vera e propria prelibatezza, usata nella cucina tradizionale. Simile per gusto e aspetto al radicchio la cicerbita alpina si conserva sott'olio o in agrodolce e viene consumata come antipasto oppure lessata e salata. Raggiunge proprio in questo periodo dell'anno la sua maturazione ed è facile pensare che la Guardia Forestale fosse in allerta. 

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