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Qualità dell'aria: l'inquinamento continua ad aumentare

Dossier di Legambiente: nel capoluogo le fonti di emissione più inquinanti non sono le automobili, bensì gli apparecchi di riscaldamento, che incidono per il 38%. La città è al dodicesimo posto su 84 realtà italiane

"La cronica malattia di cui soffrono le città italiane, ovvero la pessima qualità dell’aria, non accenna a placarsi. Se da una parte aumentano le città che rispettano i limiti per l’ozono, peggiorano quelle che sono oltre i valori di legge per il biossido di azoto e i superamenti del PM10. Nel 2011, secondo la classifica di Legambiente “PM10 ti tengo d’occhio”, sono state 55 (sulle 82 monitorate) le città che hanno esaurito i 35 superamenti all’anno del limite di legge giornaliero per la protezione umana del PM10. Torino, Milano e Verona sono le prime tre città in classifica, rispettivamente con 158, 131 e 130 superamenti registrati nella centralina peggiore della città".

Questo l'incipit del dossier annuale di Legambiente sull'inquinamento atmosferico e acustico nelle città italiane. Il testo di quest'anno, dal titolo piuttosto eloquente "Mal'aria di città", espone i dati relativi alla qualità dell'aria e ai livelli di rumore dei principali centri urbani del paese. Il primo imputato della scarsa qualità dell'aria nelle nostre città rimangono le polveri fini (quel particolato, come il PM10 e il PM 2,5, che riesce a penetrare più agevolmente nelle vie respiratorie, provocando danni alla salute, ndr). 
 
I dati sulla città di Trento che emergono dal dossier sono tutt'altro che rassicuranti. A quanto risulta dalle analisi degli specialisti, nel capoluogo trentino le fonti di emissione più inquinanti non sarebbero (come a Roma, Milano o Palermo) le automobili, bensì gli apparecchi di riscaldamento. Ebbene sì, avere i termosifoni sempre accesi inquina di più che andare a fare la spesa in macchina. Andiamo a vedere più nel dettaglio.
 
Per ciò che riguarda le polveri fini (superamenti del limite medio giornaliero di protezione della salute umana (50 μg/m3) nei capoluoghi di provincia nel 2011, rispetto alla centralina peggiore), Trento è fuorilegge insieme ad altri 54 capoluoghi italiani. Nel 2011, il limite massimo di 35 superamenti annuali è stato infatti abbondantemente oltrepassato (ben 45 volte; nulla di paragonabile alle 158 di Torino, ma pur sempre al di sopra). 
 
Più consistente è il dato sulla presenza di ozono troposferico (media del numero di giorni di superamento della media mobile sulle 8 ore di 120 μg/m3 registrati da tutte le centraline). La normativa, che ha recepito la direttiva europea sull'ozono, prevede che non si possa superare il limite per più di 25 giorni all'anno. Trento l'ha superato 55 volte lo scorso anno, attestandosi all'undicesimo posto insieme a Piacenza e Treviso (Mantova è la peggiore, con 89 volte al di sopra del limite consentito).
 
Allo stesso modo, i numeri sulla presenza di biossido di azoto (anche in questo caso, il riscaldamento gioca un ruolo importante) non ci fanno sorridere. La media dei valori medi annuali registrati dalle centraline urbane sul territorio comunale segnala che Trento si trova al dodicesimo posto (su 84 città) con un valore di 49,5 (Catania la peggiore con 84,0, seguita da Firenze con 63,3). 
 
Insomma, il dossier di Legambiente rivela che l'aria della nostra città non è poi così salutare. Gli ultimi dati disponibili (2008) indicano che sul totale delle emissioni di PM10 (221,3), il 33,72% è imputabile al trasporto su strada, il 20,59% all'industria e ben il 38,30% al riscaldamento. Dunque, se si vuole ridurre l'inquinamento atmosferico, è soprattutto su quest'ultimo che occorre lavorare.
 
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