Rsa ancora "blindate", la protesta dei familiari: "Fateci abbracciare i nostri cari"

"Chiediamo che un parente per famiglia venga sottoposto al test e poi fatto entrare, non è possibile andare avanti così"

Sette mesi senza praticamente avere contatti con i propri familiari nelle Case di Riposo e davanti la grande incognita dell'inverno. Per la terza volta i parenti degli ospiti delle Rsa trentine sono scesi in piazza, sotto al palazzo della Provincia, per chiedere una soluzione concreta al problema e soprattutto garanzie per il futuro.

Rsa "blindate": dal plexiglass alle visite dal giardino

Le visite, permesse da metà giugno, sono ricominciate effettivamente ai primi di luglio, è vero, ma non per tutti o almeno non ovunque allo stesso modo. I familiari parlano di situazioni molto diverse: dallo schermo di plexiglass che praticamente annulla qualsiasi comunicazione vocale, specie per chi è un po' sordo, alle visite dal balconcino. A Rovereto, spiega qualcuno, gli ospiti vengono portati in giardino ed i familiari li possono vedere stando in strada, all'esterno della struttura.

Naturalmente è obbligatoria la mascherina, che cancella le espressioni del volto fondamentali nella comunicazione, e sono vietati i contatti, anche solo sfiorarsi la mano. Quello che molti familiari riscontrano è che gli ospiti, in questo modo, sono disorientati, nella migliore delle ipotesi, se non terrorizzati. A più di due mesi dalla riapertura delle visite non si è ancora trovata una soluzione vera e soprattutto un protocollo comune. A questo si aggiungono le difficoltà per il personale, che deve accompagnare gli ospiti alle visite, uno alla volta, togliendo tempo e risorse ad altre attività. 

Ad ascoltare la protesta, e rilanciarla in questo periodo di campagna elettorale, è Onda Civica, in movimento nato dalla fuoriuscita dai Cinque Stelle di due consiglieri comunali e del consigliere provinciale Degasperi, ora candidato sindaco. Sotto al palazzo della Provincia c'erano anche loro. Onda Civica ha chiesto più volte le dimissioni dell'assessore alla Salute Stefania Segnana. 

"Nessuno ci risponde, questo è sequestro di persona"

In molti ci raccontano di aver scritto personalmente una lettera per denunciare la situazione: al direttore, al vescovo, all'assessore. Nessuna risposta. Quello che si chiede da più parti è che venga individuato un referente per famiglia e che sia sottoposto ad un tampone. "In caso di esito negativo non ci sarebbero più problemi - ci dicono alcuni portavoce della protesta - chiediamo che almeno un familiare sia fatto entrare, i test possiamo anche pagarceli, ma devono farci entrare, dobbiamo poter avere un contatto fisico con i nostri genitori e nonni, per portare almeno un po' di conforto".

Si parla, tristemente, di deroghe alle norme per i malati terminali. Qualcuno racconta di casi in cui i familiari sono stati fatti entrare a contatto diretto con l'ospite, magari nelle ultime 24 ore di vita. "E' una situazione insostenibile - si sfonda la parente di un ospite della Rsa di Trento - e non sappiamo quando finirà. Chiediamo solo di poter vedere i nostri cari in sicurezza, come si fa da altre parti, per esempio in Alto Adige. Sono mesi che lo chiediamo, ma nessuno vuole risponderci". 

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