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Prostituzione cinese da Rovereto a Roma, 25 denunce

Il sistema si basava su annunci pubblicati sui giornali: i carabinieri sono partiti da un appartamento in Corso Bettini e poi hanno scoperto una rete più vasta, tra Liguria, Lombardia, Veneto e Lazio. Due gli arresti

Un giro di prostituzione nel nord Italia gestito da cinesi è stato scoperto dai carabinieri di Rovereto che hanno individuato sette case d'appuntamenti: tre a Genova e le altre a Rovereto, Milano, Como e Roma. Due donne, ritenute le responsabili dello sfruttamento, sono state arrestate. Altre 25 persone sono state denunciate a vario titolo per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, di cui 12 perché senza permesso di soggiorno. Un uomo cinese, ritenuto anche lui responsabile dello sfruttamento assieme alle due arrestate, risulta ricercato.

Le prestazioni offerte dalle ragazze cinesi, una quarantina tutte irregolari, erano sui 50 euro, che potevano arrivare a 100 per rapporti non protetti. Il guadagno, per le ragazze, era del 40% in caso di prestazioni normali, mentre aumentava di un altro 10% in caso di rapporti sessuali senza protezione. 
 
L'operazione, denominata "China girls", è partita da Rovereto dopo che i carabinieri, fingendosi clienti, hanno scoperto in corso Bettini 38 un appartamento dove una ragazza cinese offriva quotidianamente prestazioni sessuali. I clienti, circa 160 quelli individuati in più di un anno di indagini, tutti italiani di ogni età provenienti da tutto il Trentino ma anche dal veronese, arrivavano a lei grazie ad annunci su giornali e siti internet. A rispondere al telefono indicato dagli annunci e fissare gli appuntamenti eranoo però le due donne cinesi, che si trovavano a Milano e nel padovano, e portavano avanti lo sfruttamento attraverso il telefono cellulare.
 
Le indagini sono iniziate nell'agosto del 2011, quando i carabinieri di Rovereto hanno ricevuto alcune segnalazioni dai residenti nel condominio in cui si trova l'appartamento di Corso Bettini: secondo il racconto fatto dai vicini, nell'appartamento a due vani (una cucina con un letto e una stanza totalmente adibita all'attivà di prostituzione) durante la giornata c'era uno strano andirivieni di persone - tutte di sesso maschile - che entravano e uscivano dallo stabile in pochi minuti.
 
I militari hanno inziato gli appostamenti su delega del pm rovertano Fabrizio De Angelis e alcuni carabinieri si sono anche finti clienti. Il sistema era semplice: venivano pubblicati annunci sui giornali che proponevano incontri con bellissime ragazze coreane (malgrado fossero invece cinesi) da contattare attraverso un numero di cellulare. Le telefonate, però, erano gestite dalle due donne arrestate, rispettivamente nel padovano (a Codevigo) e a Milano, le quali guidavano telefonicamente i clienti fino all'appartamento e chiamando successivamente le ragazze che quindi aprivano la porta d'ingresso. Grazie anche a circa 6 mila intercettazioni telefoniche gli inquirenti sono stati in grado di ricostruire una rete ben più ampia, che andava oltre la città della Quercia, con ramificazioni a Genova, Milano, Roma, Gallarate, Como e Torino, dove sono state effettuate perquisizioni che in qualche caso non hanno però dato alcun esito.
 
Complessivamente, per quanto riguarda Rovereto, i carabinieri hanno identificato 5 donne cinesi tra i venti e i ventitre anni, che si sono succedute nell'appartamento di Corso Bettini durante i mesi di indagini (durate dall'agosto dello scorso anno fino al febbraio di quest'anno). L'operazione si è allargata anche in altre zone del nord Italia, dove sono scattate perquisizioni e sequestri. A Milano i carabinieri hanno trovato altre ragazze in un appartamento in zona centrale, via Pastro, dove in sette stanze si prostituivano le giovani cinesi, a cui erano stati sequestrati i passaporti. Nel capoluogo lombardo i carabinieri hanno trovato anche computer e web cam attraverso i quali le ragazze si prostituivano online. Il tutto era gestito dalle due arrestate e da un uomo cinese attualmente ricercato, che controllavano tutto il giro di prostituzione attraverso un altro computer che fungeva da server per la rete di prostituzione.
 
Secondo i militari il guadagno complessivo tra Trentino, Liguria, Lombardia e Lazio era di circa 150 mila euro mensili. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 25 mila euro in contanti, 44 telefoni cellulari, 26 computer, 7 passaporti (quelli ritirati alle ragazze sfruttate), agende, libri contabili e 780 preservativi. Altro particolare interessante (che può dare una dimensione più ampia a tutta l'operazione) è il fatto che sia stato ritrovato, sempre a Milano, un sacco della spazzatura pieno di passaporti triturati.
 
Le ragazze vivevano praticamente segregate in casa: ogni quindici giorni circa una delle due donne cinesi arrestate (una delle quali ha partorito pochi giorni fa) provvedevano a portare loro generi alimentari. Nelle case di appuntamento - a Rovereto come nelle altre zone - i carabinieri hanno trovato capi d'abbigliamento succinti che le giovani cinesi indossavano per prostituirsi. Unica occasione per uscire di casa, per le giovani, era la consegna del denaro agli sfruttatori, che a volte - come hanno verificato i carabinieri - avveniva anche con il trasporto intra corpo per non farsi beccare con migliaia di euro in contanti addosso.
 
Oltre allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento, i militari hanno contestato anche il reato di immigrazione clandestina: le ragazze arrivavano in Italia da regolari, ma poi venivano sequestrati i loro documenti e quindi, al momento del blitz delle forze dell'ordine, si sono trovate senza poter dimostrare le loro generalità e senza permesso di soggiorno. Tra le persone denunciate anche due italiani e due albanesi, che avrebbero contribuito ad alimentare lo sfruttamento pubblicando gli annunci erotici sui giornali.
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