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Racket della prostituzione: ecco come agiva la banda

Dai dettagli esposti nel corso della conferenza stampa al Comando provinciale dei Carabinieri emergono i tratti di un'organizzazione criminale simile alle mafie italiane, ramificata da Bolzano a tutto il Nord Italia, con un capo clan e gruppi specializzati

Era un'organizzazione complessa quella che gestiva il racket della prostituzione tra Bolzano, Trento, Torino, Milano e Genova, smantellata dai carabinieri tra la notte di martedì e ieri. Secondo quanto riportato dal Comando provinciale di Bolzano la banda, tutta composta da cittadini rumeni, dal capoluogo altoatesino si sarebbe ramificata nel Nord Italia.

Un'organizzazione verticistica, con un "capo clan" che da Torino controllava il giro di schiave del sesso, senza disdegnare altri "campi" come quello dei furti di rame e delle biciclette di pregio, di cui si occupava un altro clan affiliato. E' ancora da stimare il giro d'affari dell'attività criminale, ma si sa per certo che alle prostitute veniva preso il totale degli incassi.

Le donne erano controllate molto da vicino dagli aguzzini che assegnavano loro veri e propri obiettivi di guadagno. Un vero e proprio "racket", come è stato definito dal gip Walter Pelino, che ha emesso le 19 ordinanze di custodia cautelare, nell'operazione "Sabotage" sono stati coinvolti oltre 200 militari, molti impiegati a Bolzano per le perquisizioni e le identificazioni dei membri della banda. 

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