"Contagio zero": Trentino in testa, ma lo studio non considera la fine del lockdown

Nuovo studio dell'Università Cattolica, ma c'è incertezza sui dati: in Trentino ieri solo un "nuovo" caso, ma in totale sono 13

Un nuovo studio dell'Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni Italiane dell'Università Cattolica vede nuovamente Trentino ed Alto Adige come primi territori italiani "liberi" dal coronavirus. Studi di questo tipo, però, sono da prendere  con i guanti per varie ragioni. C'è anche un precedente: a fine marzo l'Einaudi Institute for Economics and Finance di Roma aveva diffuso uno studio che vedeva il Trentino Alto Adige come prima regione a raggiungere il "contagio zero". La data prevista in quello studio, il 6 aprile, è stata chiaramente smentita dai fatti.

Il nuovo studio riaccende le speranze ma è lo stesso Osservatorio a fare delle importanti precisazioni: "Le proiezioni tengono conto dei provvedimenti presi da Governo e Regioni fino al 15 maggio, pertanto, non permettono di prevedere gli effetti sui nuovi contagi dovuti alla fine del lockdown" si legge nel comunicato. Per la provincia di Bolzano la data "contagi zero" stimata è il 21 maggio, per la provincia di Trento il giorno dopo, 22 maggio. La fonte dello studio è autorevole, il problema è l'incertezza sui dati presi in considerazione.

Inoltre un altro aspetto particolarmente delicato è il modo in cui vengono comunicati i nuovi casi dalle regioni a Roma. Nella giornata di lunedì 18 maggio, per esempio, i contagi registrati in Trentino sono stati 13, ma solamente uno di questi è stato classificato nella categoria "nuovi", ovvero pazienti con sintomi che si sono manifestati negli ultimi 5 giorni. E' a questa seconda categoria che si riferisce lo studio. Il documento completo è consultabile qui: new-CS-COVID-19-Osservatorio-maggio-rev-2

"La precisione delle proiezioni è legata alla corretta rilevazione dei nuovi contagi: è infatti noto che questi possono essere sottostimati a causa dei contagiati asintomatici. Inoltre, la dinamica dei nuovi casi positivi mostra evidenti oscillazioni, dovute anche alla tempestività delle notifiche dei nuovi casi, al numero di tamponi effettuati, al criterio con i quali questi sono stati somministrati alla popolazione, al tempo di refertazione e a altre cause di natura organizzativa" spiega una nota dell'Osservatorio. 

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