Cronaca

Picchiava la moglie incinta: 38enne arrestato dalla polizia

Gli investigatori della Squadra Mobile, grazie all’intervento di un interprete ed un paziente ascolto del racconto della donna, sono riusciti a guadagnare la fiducia della vittima, al punto tale da riuscire a fare in modo che la stessa fosse disponibile a mostrare le foto di diverse lesioni riportate negli ultimi sei mesi, in seguito alle aggressioni patite dal marito

Rinchiusa e maltratta, l'incubo di una donna incinta è finito lunedì 14 giugno con l'arresto del marito violento da parte della polizia. Nella mattinata di lunedì la Squadra Mobile, sezione reati contro la persona, ha arrestato, in relazione al reato di maltrattamenti in famiglia, un trentottenne straniero, ma da anni residente a Trento, in esecuzione di un provvedimento restrittivo della libertà personale, richiesto dalla Procura della Repubblica di Trento e adottato dal Giudice per le Indagini Preliminari dello stesso capoluogo.

Nel corso delle indagini è stato svelato un quadro di violenze, fisiche e verbali da parte dell’uomo nei confronti della moglie, incinta. Le attività investigative, portate avanti dalla sezione specializzata della Squadra Mobile nei reati di “codice rosso”, sono iniziate pochi giorni prima quando è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza per una donna incinta di cinque mesi che aveva, a suo dire, alcuni ematomi causati da cadute accidentali.

La situazione è apparsa subito sospetta agli agenti della Squadra Mobile, che sono andati al pronto soccorso dell’Ospedale Santa Chiara per approfondire quanto inizialmente raccontato dalla vittima ai sanitari come un comunissimo infortunio domestico. Da un primo colloquio con la donna, tenuto dagli investigatori specializzati nei reati di violenza contro le donne, avvenuta all’interno dell’ospedale e reso difficile dal fatto che la vittima non parlasse la lingua italiana, sono emersi particolari del rapporto di convivenza tra i coniugi, tali da far sospettare che ci fosse un quadro di violenze, fisiche e psicologiche, da parte del marito nei confronti della moglie.  

In un primo momento la signora è apparsa restia a raccontare la verità, ma quando è stata rassicurata sul fatto che sia lei sia il bambino che porta in grembo sarebbero stati tutelati dall’aggressore con tutti i mezzi previsti dalla legge, ha iniziato, frammentariamente, a raccontare qualche episodio di violenza. Solo dopo diverse ore trascorse a parlare e a tranquillizzare la vittima, che appariva molto scossa e soprattutto impaurita per la salute del bambino che poteva essere pregiudicata dal forte stress subito dalla madre, la donna si è decisa a raccontare in maniera più precisa la situazione.

Gli agenti hanno così scoperto che da mesi il marito abitualmente picchiava la moglie, soprattutto dopo aver ecceduto con l’alcol e la costringeva a non lamentarsi e a non urlare per non destare sospetti nei vicini di casa. Addirittura, le infilava le dita in bocca, mentre la picchiava, per evitare che lei potesse emettere alcun lamento e infatti la vittima aveva diversi tagli intorno alla bocca a testimonianza di questo tipo di trattamento.

Gli investigatori della Squadra Mobile, grazie all’intervento di un interprete ed un paziente ascolto del racconto della donna, sono riusciti a guadagnare la fiducia della vittima, al punto tale da riuscire a fare in modo che la stessa fosse disponibile a mostrare le foto di diverse lesioni riportate negli ultimi sei mesi, in seguito alle aggressioni patite dal marito. Inoltre, è venuto alla luce un vero e proprio stato di segregazione a cui è stata sottoposta la donna dal suo arrivo in Italia, circa 6 mesi prima dall’ultima aggressione, tale da determinare che non potesse uscire dalla propria abitazione senza il permesso del marito e quest’ultimo avesse fatto in modo che la moglie non avesse neppure le chiavi di casa. Dalle parole della donna è anche emerso un forte timore a denunciare quanto subito per paura di ritorsioni da parte del marito. Immediatamente è stata collocata in una struttura protetta che potesse ospitarla al fine di impedire al marito di poterla raggiungere.

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