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Parco dello Stelvio, associazioni ambientaliste contro lo smembramento

La frammentazione dell'ente non piace affatto agli ambientalisti, che consigliano di chiedere alla Commissione 12 di sospendere ogni decisione e acquisire un rapporto approfondito sulla gestione del parco

La III Commissione permanente del Consiglio provinciale, presieduta da Mario Tonina, ha sentito oggi pomeriggio una fitta serie di associazioni ambientaliste, moto preoccupate per le sorti del Parco nazionale dello Stelvio. Lo scorso 4 febbraio la Commissione paritetica dei Dodici ha iniziato a esaminare la norma di attuazione dello Statuto di autonomia che dovrebbe prevedere il trasferimento delle funzioni amministrative sul Parco dallo Stato alle Provincie Autonome di Trento e di Bolzano (e pro quota territoriale alla Regione Lombardia). Cipra Italia, Lipu, Pan Eppaa, Italia Nostra, Legambiente, Mountain Wilderness e Wwf hanno consegnato un documento che ribadisce la nota, netta contrarietà allo smembramento dell'ente. La III Commissione ha deciso di trasmettere il testo in 5 punti al Presidente del Consiglio, Bruno Dorigatti, con la richiesta di attivare un tavolo di confronto sul tema coinvolgendo il Presidente delle Provincia di Bolzano e il Presidente della Regione Lombardia. A Dorigatti il Presidente Tonina chiederà anche di interessare particolarmente i neoeletti membri della Commissione dei 12, Gianfranco Zanon - presente oggi - e Alberto Pacher. 

Gli interventi degli ambientalisti.

Salvatore Ferrari (Italia Nostra) ha parlato dello stato di paralisi che dal 2010 caratterizza l'ente Parco, di fatto commissariato e affidato al solo Presidente e agli organi tecnici. Lo stallo risale alla decisione della Commissione dei 12 di promuovere una norma per sciogliere il consorzio interregionale del parco, norma a suo tempo "stoppata" dal Presidente della Repubblica, perché frutto di un accordo tra Trento e Bolzano, che non tiene conto però della Regione Lombardia. "Occorre gestire - ha detto Ferrari - questa fase di transizione, riformando i comitati di gestione delle tre realtà provinciali e regionali coinvolte, prima di andare a decidere il futuro del Parco stesso". La frammentazione dell'ente non piace affatto agli ambientalisti. Ferrari ha voluto consigliare alla III Commissione di chiedere alla Commissione 12 di sospendere ogni decisione e acquisire un rapporto approfondito sulla gestione del parco, anche con un'audizione del suo Presidente. 

Luigi Casanova (vicepresidente Cipra Italia) ha argomentato che lo Stelvio ha bisogno di una gestione unitaria e che non si deve lasciare la parte lombarda in balia dell'abbandono in cui la Regione l'ha finora lasciata. "Com'è possibile che la Commissione dei 12 - ha aggiunto - giorni fa abbia aperto questo tema in assenza dei commissari di nomina provinciale trentina, sotto la spinta evidente della volontà altoatesina di fare a pezzi l'ente nazionale?". 
Casanova ha poi ricordato che la proposta di inserire lo Stelvio dentro un Parco naturale europeo delle Alpi centrali (vedi documento allegato) - una realtà transnazionale - si deve al pensiero di Alexander Langer. 

Beppe Sartori (Italia Nostra) ha puntato il dito contro "il voto di scambio" maturato nel recente passato tra il Governo e la Svp. L'appoggio all'esecutivo - fin dai tempi di Berlusconi, ha detto Sartori - in cambio dello smembramento dell'ente parco nazionale, che dà fastidio all'autonomia sudtirolese. "Chiederemo un'audizione - ha annunciato l'ambientalista - anche al Consiglio provinciale di Bolzano".

Osvaldo Negra (Wwf) ha insistito sulla negatività della frammentazione del parco, unitario per la conformazione stessa delle montagne che lo compongono. L'idea del parco transnazionale può essere una strada interessante, anche perché turisticamente ben vendibile e perché potrebbe piacere anche a Bolzano il coinvolgimento di territori germanofoni come Austria e Svizzera.

Paolo Mayr (Italia Nostra) ha rammentato che occorrerà anche rimediare al differente apporto finanziario dei tre territori all'ente parco, con la Lombardia che investe 400 mila euro a fronte dei 700 mila di Bolzano e del milione e 900 mila euro di Trento. 

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