L'orsa del Peller è figlia di Jurka, la prima orsa del Trentino. I "fratelli" abbattuti in Svizzera e Baviera

L'orsa del Monte Peller potrebbe fare la stessa fine dei suoi fratelli. Nel frattempo il ministro Costa sta impugnando l'ordinanza per fermare la Provincia

L'orsa Jurka

L'orso al quale la Provincia autonoma di Trento sta dando la caccia, dopo l'aggressione a due uomini sul Monte Peller, è in realtà un'orsa. Un'esemplare abbastanza vecchio di 14 anni. Resta da capire se abbia con sé dei cuccioli, fatto che giustificherebbe, almeno dal punto di vista etologico, il comportamento aggressivo. "In ogni caso: non uccidete Gaia!" scrive il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, che ha già ribattezzato l'orsa del Peller.

L'orsa del Peller è figlia di Jurka

L'orsa in questione non è però un'orsa qualunque. E' figlia di Jurka, uno dei primi esemplari importati in Trentino dalla Slovenia con il progetto Life Ursus che ha portato nel giro di vent'anni ad avere circa 90 orsi sul territorio provinciale. Pochi anni dopo essere stata introdotta in Trentino Jurka venne ritenuta "problematica", catturata e rinchiusa prima a San Romedio poi al Casteller (che fu appositamente costruito per lei) quindi affidata ad un centro fanistico nel cuore della Foresta Nera, in Germania. Andò peggio a due dei suoi figli, quindi "fratelli" dell'orsa del Peller: JJ1 e JJ3, uccisi rispettivamente in Baviera nel 2006 ed in Svizzera nel 2008, dopo aver valicato le Alpi. 

L'orsa del Monte Peller è, in codice, JJ4. La quarta figlia, attestata, della celebre Jurka. Come nel caso di M49, ribattezzato "Papillon", il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha trovato per lei un nuovo nome: Gaia, il nome greco per la Madre Terra. Non si sa ancora se sia effettivamente una madre, ma il ministro ipotizza: "Potrebbe essere proprio questo, una mamma che protegge i suoi cuccioli" ha scritto su Twitter.

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Il ministro: "Non uccidete Gaia"

"Stiamo cercando di capire proprio questo" scrive il ministro, lasciando intendere che sul caso anche l'Ispra è al lavoro, per non lasciare tutto in mano alla Provincia autonoma di Trento, che ha già emesso la "condanna a morte". L'ordinanza parla, infatti, solo di abbattimento e non di cattura. E' la prima volta. "Stiamo mettendo in campo tutte le forze possibili per contrastare l'idea che ammazzare gli animali possa essere la soluzione ai problemi. Ho inviato una diffida affinchè il Presidente della provincia si fermi" conclude Costa. Le forze in campo sono, anche questa volta, giuridiche. L'avvocatura dello Stato sta verificando, come se non l'avesse già fatto le scorse volte, se l'ordinanza sia in contrasto con la Costituzione, per la quale tutta la fauna è "patrimonio indisponibile dello Stato". 

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