Droga, armi, sequestri di persona: scoperto a Bolzano un covo della 'ndrangheta

Maxioperazione con 20 arresti, tra cui due fratelli titolari di una pizzeria a Bolzano, "quartier generale" di una 'ndrina locale

Era un bar-pizzeria di Bolzano il "quartier generale" di una cellula della 'ndrangheta in Alto Adige. Il verbo al passato è consentito dall'esito dell'operazione della Procura di Trento, che ha portato all'arresto dei due fratelli di origini calabresi titolari del locale, e di altri due bolzanini. Altri 16 arresti sono stati eseguiti nelle province venete di Padova e Treviso ed in Calabria, tra diversi esponenti de "mandamenti" ionico e tirreno. 

La Procura di Trento, nel presentare l'operazione denominata "Freeland", parla di una vera e propria 'ndrina a Bolzano protagonista di una "scalata criminale" che ha portato il gruppo, negli anni, a diventare "egemone della piazza di spaccio" in città. "Le indagini - spiega la Procura - hanno permesso di mettere in evidenza come la compagine ndraghetista altoatesina, una volta divenuta egemone nella gestione dello spaccio, abbia stretto alleanze con la criminalità locale e del Triveneto, utilizzata per lo smercio della droga nonché per l’approvvigionamento di armi".

Al vertice della cellula locale altoatesina è stato individuato un sessantenne originario di Delianuova, località in provincia di Reggio Calabria e sede di un clan locale, ma da molti anni residente a Bolzano. Era titolare di una ditta di costruzioni, e fittiziamente di un bar utilizzato per gli incontri tra gli esponenti del gruppo bolzanino. In aggiunta ad una serie di reati tra cui l’associazione mafiosa, il traffico di droga e la detenzione illegale di armi, all'uomo è stato contestato il reato di bancarotta fraudolenta, perché si sarebbe appropriato indebitamente del denaro della ditta di costruzioni, di cui era amministratore, dichiarata fallita.

A Bolzano sono stati eseguiti nove arresti nel blitz scattato nelle prime ore del mattino di martedì 9 giugno. Tra gli altri, in manette sono finiti i due titolari della pizzeria, di 65 e 57 anni, ed altri due soggetti, bolzanini, di 32 e 45 anni. La cocaina era il "core business" della banda, che si è però resa protagonista anche di inquietanti episodi di estorsione e di possesso di armi. Nel corso delle indagini in più d’una occasione gli indagati hanno fatto riferimento a contatti con i cartelli colombiani per la fornitura di droga. Inoltre sono stati sequestrati diversi carichi di sostanza stupefacente proveniente dalla Calabria e diretti a Bolzano; uno di quest’ultimi sequestrato a Trento prima che potesse raggiungere l’Alto Adige.

Due gli episodi particolarmente violenti che, secondo gli inquirenti, mostrano "le modalità e la forza intimidatoria raggiunta dalla consorteria calabrese altoatesina, tipiche delle ndrine ubicate in Calabria". In un'occasione i due fratelli avrebbero rivolto questa forza intimidatoria nei confronti di un meccanico di Bolzano, rifiutandosi di pagare il conto di una riparazione. In un'altra occasione sarebbero arrivati a mettere in atto un vero e proprio sequestro di persona per riscuotere un non meglio specificato "credito" da parte di un ristorante.

La 'ndrina di Bolzano era, inoltre, ben radicata nel tessuto economico locale. Settori prediletti, come sempre, l'edilizia e la ristorazione. Il sessantenne, ritenuto al vertice del gruppo, era infatti titolare di una ditta di costruzioni, poi fallita, nonchè del ristorante che serviva come "copertura" per le attività criminali. Le indagini sono partite nell'estate 2018 proprio dalla testimonianza di un collaboratore di giustizia che ha raccontato come a Bolzano da anni ci fosse un ristorante luogo di incontri da parte degli affiliati, anche provenienti dalla Calabria.

I reati contestati sono: associazione mafiosa, estorsione, sequestro di persona, illecita vendita di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, bancarotta fraudolenta, contraffazione di documenti e favoreggiamento. Nel corso delle indagini sono stati accertati legami con le diverse 'ndrine sia in Calabria che nel Nord Italia, in particolare gli Italiano–Papalia di Delianuova, luogo di origine dei due fratelli arrestati, ma anche i “Barbaro –Papalia”, egemoni a Plati con ramificazioni fino a Buccinasco in provincia di Milano, e gli “Alvaro-Macrì-Violi” di Sinopoli. 

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Il presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher ha espresso il più sentito ringraziamento alle forze dell'ordine per l'operazione odierna: "Oggi è una giornata importante - ha detto - che segna una svolta nella lotta alla criminalta organizzata in Trentino-Alto Adige. Desidero complimentarmi a nome di tutti i componenti del Consiglio regionale con la Procura della Repubblica di Trento, in particolare con la Direzione Distrettuale Antimafia per lo straordinario lavoro di indagine svolto e per gli arresti di oggi. L’operazione Freeland ci dimostra come sia necessario non abbassare mai la guardia e come anche tra pieghe di un tessuto sociale forte come il nostro si possano nascondere pericolose infiltrazioni mafiose. A tutti coloro che si sono adoperati per rendere possibile questa operazione, alle forze dell’ordine operanti in trentino, va il mio personale plauso e il ringraziamento a nome della comunità trentina e altoatesina”.
 

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