Operazione «Canale 12»: arrestata banda di criminali: 8 denunce e 4 misure cautelari

L'operazione di polizia contro lo spaccio di sostanze stupefacenti si è estesa sui territori di Riva del Garda, Arco e Rovereto

Una nuova operazione contro lo spaccio di sostanze stupefacenti è stata portata a termine lunedì 19 ottobre, al mattino, dal Commissariato della polizia di Stato di Riva del Garda. Gli agenti hanno eseguito 4 misure cautelari di cui 3 agli arresti domiciliari e una con l’obbligo di dimora, nei confronti di M.A.C., del 1992, residente ad Arco,  E.N.M. del 1982, residente a Rovereto, T. H., del 1968, residente a Rovereto, M. R., del 1999, residente ad Arco, oltre a 4 perquisizioni locali nei confronti di quella che è stata considerata un'organizzazione criminale composta da marocchini e albanesi dedita al traffico di sostanze stupefacenti.

Iniziata alle prime luci dell’alba di lunedì, l’operazione «Canale 12», ha portato alla luce un vasto traffico di droga tra Riva del Garda, Arco, e Rovereto gestito da marocchini e albanesi residenti nell’Alto Garda. L ’organizzazione criminale, da quanto appurato dagli agenti, pare che fosse riuscita a inserirsi stabilmente nel tessuto sociale dell’Alto Garda, creando una struttura piramidale il cui vertice era retto da esponenti criminali marocchini che utilizzavano per lo spaccio in piazza manovalanza marocchina e albanese.

Il bilancio dell’indagine, coordinata dal dottor Fabrizio De Angelis, sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Rovereto, è di 2 arresti in flagranza di reato 4 custodie cautelari e 4 persone denunciate a piede libero. Sono stati, inoltre, sequestrati centinaia di grammi di sostanze stupefacenti tra cocaina, hashish e accertati circa 500 episodi di spaccio al dettaglio. L’indagine partita a maggio di quest’ anno, aveva condotto gli investigatori, dopo alcuni sequestri di sostanze stupefacenti avvenute nei confronti di diversi tossicodipendenti a comprendere come sulle piazze di Riva, Arco e Rovereto gli spacciatori al «dettaglio» nordafricani si rifornissero attraverso una capillare organizzazione criminale, composta da connazionali già inseriti in un contesto lavorativo e conoscitori della realtà dell’Alto Garda.

Gli arrestati, per esaudire il fabbisogno dei propri «clienti» e ridurre i pericoli legati ad eventuali sequestri da parte della polizia, avrebbero costituito un'organizzazione volta al mutuo soccorso finalizzata a reperire il narcotico riducendo il «rischio d’impresa» e aumentando gli introiti dell’attività criminale. Pare che i trafficanti per destare meno attenzione dei poliziotti, che durante e dopo il lockdown avevano notevolmente aumentato i controlli sulla città di Riva del Garda, Arco e Rovereto, utilizzassero diversi espedienti e non ultimo le proprie abitazioni per consegnare la merce.

L’acquisto della droga da dividere tra i vari «soci» avveniva quasi sempre fuori regione e quando non riuscivano, perché i controlli della polizia erano più intensi, facevano arrivare lo stupefacente direttamente dalla piazza di Trento. In più occasioni sono stati fermati ed arrestati quando rientravano alle proprie abitazioni con le famiglie, dopo essere stati a fuori provincia a comprare la «merce».

Questo stratagemmi non sono stati, però, sufficienti ad ingannare gli investigatori che hanno pazientemente ricostruito la rete di contatti individuando fornitori, spacciatori ed acquirenti gravitanti sulle piazze di Riva del Garda, Arco e Rovereto. Tant’è che durante le indagini gli investigatori del Commissariato di Riva hanno arrestato a Rovereto un componente della banda che a bordo della sua auto, in compagnia di un amico, è stato trovato con 50 grammi si cocaina ben nascosta nella bocchetta dell’aria. Sempre a Rovereto è stato arrestato un altro sodale che proveniente in auto da Genova, in compagnia della moglie ed il figlio aveva occultato in auto 200 grammi di stupefacente.

Al termine dell’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Rovereto, De Angelis ha chiesto e ottenuto 4 provvedimenti cautelari eseguiti nelle prime ore del 15 settembre dagli investigatori del Commissariato di Riva del Garda con la collaborazione di quelli del Commissariato di Rovereto, decisi a smantellare questa vasta organizzazione criminale che in poco tempo  aveva fortemente inciso nelle dinamiche di spaccio delle sostanze stupefacenti nelle città di Riva, Arco e Rovereto.

«Il controllo del territorio e le conseguenti attività di repressione intensificate, dopo il lockdown - commenta il dirigente del Commissariato della polizia di Stato di Riva del Garda, Salvatore Ascione -, rappresentano il punto di partenza per tutte le azioni di contrasto delle attività criminali. Le misure cautelari richieste dalla Procura di Rovereto ed eseguite dagli uomini del Commissariato, confermano, non solo l’importanza e la bontà del lavoro svolto, ma come siano strategiche le azioni attuate contro lo spaccio di stupefacenti, soprattutto per quelle sostanze di maggiore accesso per i giovani. Su di loro, come più volte ribadito, infatti, si concentra il lavoro della Polizia di Stato che ha come obiettivo quello di cercare di limitare in tutti i modi la diffusione degli stupefacenti, soprattutto in un contesto, come quello dell’Alto Garda, ricco di opportunità e iniziative per i giovani».

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