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Obesi, sedentari e bevitori: i trentini con la salute a rischio

Le malattie croniche sono responsabili di circa il 70% dei decessi. L'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha pubblicato uno studio in cui si valuta la prevenzione dalle patologie croniche e il ruolo dei medici

Le malattie croniche (soprattutto le malattie cardiovascolari ed i tumori) rappresentano le prime cause di morte nel mondo occidentale. L'opulento Trentino non fa ovviamente eccezione, infatti le prime cause di ricovero sono quelle appena citate e sono responsabili di circa il 70% di tutti i decessi. L'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha pubblicato uno studio in cui si valuta proprio la prevenzione dalle patologie croniche, ma anche il ruolo dei medici e degli operatori sanitari. I quali, come nel caso del cancro alla mammmella - una delle prime cause di morte tra le donne, anche trentine - non consigliano abbastanza i loro pazienti sui controlli necessari ad una diagnosi precoce. I dati forniti sono moltissimi, riguardano il consumo di alcol, fumo e cibo, oltre che le patologie cardiache e neoplastiche più diffuse. 

In Trentino il 42% delle persone in età adulta fa un lavoro pesante o aderisce alle raccomandazioni sull’attività fisica (30 minuti di attività moderata per almeno 5 giorni alla settimana oppure attività intensa per più di 20 minuti per almeno 3 giorni) e può quindi essere definito attivo. Il 43% non effettua un lavoro pesante e pratica attività fisica in quantità inferiore a quanto raccomandato (parzialmente attivo). Il 15%, ossia circa 50.000 persone, è completamente sedentario.
 
Il 4% delle persone risulta sottopeso, il 60% normopeso, il 28% sovrappeso e l’8% obeso. Quindi complessivamente il 36% della popolazione presenta un eccesso ponderale, comprendendo sia sovrappeso che obesità. In altre parole si stima che in Trentino ci siano circa 28.000 persone obese e circa 100.000 persone in soprappeso. Soltanto poco più della metà delle persone in eccesso ponderale ha ricevuto il consiglio di perdere peso da parte di un medico o altro operatore sanitario.
 
Un terzo della popolazione (il 35%) non consuma alcol (nemmeno unalattina di birra o a un bicchiere di vino o un bicchierino di liquore in un mese); il 27% beve moderatamente, il 38% può essere ritenuto un consumatore ad alto rischio (beve prevalentemente fuori pasto e/o consuma quantità non moderate e/o beve fino ad ubriacarsi).
 
In Trentino, un medico o un altro operatore sanitario si è informato sui comportamenti relativi al consumo di alcol solamente nei confronti di una persona su 5 tra quelle con cui ha avuto contatto (20%). Tra i bevitori a rischio solo il 6% ha ricevuto il consiglio di bere meno. L’interessamento dei medici e degli operatori sanitari alle abitudini rispetto al consumo di alcol dei propri assistiti è simile in tutta la provincia, senza differenze territoriali, e risulta sostanzialmente immutato dal 2007 ad oggi.
 
I fumatori sono pari al 25% (28% in Italia), gli ex fumatori al 24% (18% in Italia) e i non fumatori al 51% (53% in Italia). Perciò, si stima che in Trentino ci siano circa 88.000 fumatori. Tra questi il 4% è un fumatore occasionale (meno di una sigaretta al giorno), il 91% un fumatore medio (non più di 20 sigarette al giorno) e il 5% è un forte fumatore (oltre le 20 sigarette al giorno). L’abitudine al fumo è omogenea in tutta la provincia, indipendentemente dalla residenza delle persone e la prevalenza di fumatori non mostra cambiamenti nel tempo.
 
Quanto alle patologie cardiache indotte dai vizi di cui sopra, esistono sistemi per la diagnosi, come la carta e il punteggio individuale del rischio cardiovascolare. Sono strumenti semplici e obiettivi che il medico può utilizzare per stimare la probabilità che il proprio paziente abbia di andare incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore (cioè infarto miocardico o ictus) nei 10 anni successivi. Basta conoscere il valore di sei importanti fattori di rischio, facilmente rilevabili: due non modificabili (sesso ed età) e quattro modificabili (diabete, abitudine al fumo, pressione arteriosa e colesterolemia). Peccato però che nel Trentino all'avanguardia su tutto, l’utilizzo della carta del rischio sia decisamente inferiore rispetto alla media nazionale (7%).
 
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