Il processo

'Ndrangheta in Trentino, chiesti 2 milioni di risarcimento

Le udienze proseguono con un calendario fitto di appuntamenti, fino a mercoledì 26 luglio, quando è prevista la sentenza

Due milioni di euro. È la cifra a cui ammonta il risarcimento chiesto dalle parti civili nel processo Perfido, nel quale ci sono otto imputati, tutti accusati di aver fatto parte della presunta cupola di 'ndrangheta infiltratasi nella Val di Cembra a partire dagli anni ’80 per fare affari con il business delle cave di porfido, il materiale con cui si pavimenta tutta l’Italia.

Così il paese dell'oro rosso ha eliminato la politica

Lunedì si è tenuta l’udienza dedicata alle parti civili, che sono la Provincia di Trento, lo Stato, i sindacati (Fillea Cgil, Filca Cisl, Arci del Trentino, Libera e Altrotrentino) e il Comune di Lona Lases, che rappresenta il cuore degli affari fatti da quelli che la Procura ritiene dirette emanazioni delle più influenti cosche della provincia di Reggio Calabria. Proprio per questo a Lona Lases è stata abolita la politica e da anni il piccolo comune di appena novecento abitanti è senza sindaco. Per questi imputati, la procura trentina ha chiesto complessivamente 88 anni di carcere. In aula, tutte le parti civili compresi i tre lavoratori cinesi che, secondo l'accusa, sarebbero stati oggetti di sfruttamento e riduzione in schiavitù. Uno di loro in particolare, era stato massacrato per ore dopo essere stato sorpreso a sabotare un macchinario in una cava di Lona Lases.

Il punto dei sindacati 

Intanto oggi il sindacato, con l'avvocato Giovanni Guarini, ha ribadito davanti al giudice le ragioni di quella decisione, che trovano fondamento nella volontà e nel dovere di difendere i diritti e la dignità dei lavoratori. “Diritti e dignità che non hanno nessuna possibilità di essere esercitati in un contesto in cui comanda l’ndrangheta - ha detto il segretario di Cgil Fillea del Trentino, Giampaolo Mastrogiuseppe -. Se un'azienda viene acquisita da un imprenditore 'ndranghetista è chiaro che in quella azienda nessun lavoratore avrà la possibilità di iscriversi al sindacato né tantomeno di provare a far valere i propri diritti visto che a ogni legittima richiesta, anche quella apparentemente più ovvia, si risponde con la violenza. L’organizzazione mafiosa danneggia l'economia sana e di conseguenza anche il lavoro perché gli interessi criminali sono incompatibili con i diritti e la legalità.

Martedì 18 luglio iniziano le udienze per le arringhe dei legali della difesa, che proseguiranno fino a martedì 25 luglio (con l'eccezione di venerdì 21 luglio). La sentenza è attesa per mercoledì 26 luglio.

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