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Fuggono dalla Libia in guerra, il figlio nasce in Trentino

Emmanuel è nato domenica scorsa all'ospedale di Rovereto: è il secondo nuovo arrivato dopo Progress, la bambina nata lo scorso novembre. Intanto cresce la preoccupazione per il futuro dei richiedenti protezione internazionale

Dorcas in Libia faceva la maestra elementare, mentre il marito Patrick coordinava una squadra di artigiani. Mai avrebbero pensato che il loro bambino sarebbe nato fra le montagne del Trentino. E invece il piccolo Emmanuel, figlio di genitori ghanesi fuggiti dalla Libia in guerra e inseriti nel progetto di accoglienza trentino per l'emergenza Nord Africa, ha visto la luce in un panorama ben diverso da quello africano. Così da domenica scorsa Rovereto, dove i due coniugi ghanesi risiedono, ha un cittadino in più. Al Brione lo attendono i vicini di casa, con i quali Dorcas e Patrick sono subito entrati in sintonia. E lo attende con gioia anche la comunità della chiesa evangelica, di cui il neo-papà è pastore.

Emmanuel è il secondo bimbo nato da cittadini immigrati giunti qui dalla Libia. A novembre, infatti, era nata Progress, figlia di Osamede e Marcy, i due giovani nigeriani partiti da profughi con un barcone verso la Sicilia. Dopo una separazione forzata a Lampedusa, la coppia si era riabbracciata in Trentino, dove è nata la loro bimba. E dopo Progress, ora è arrivato anche il “fiocco azzurro” di Emmanuel.
 
Intanto cresce la preoccupazione per il futuro dei richiedenti protezione internazionale provenienti dalla Libia. Il rischio di un alto numero di dinieghi alle domande di protezione internazionale rischia di vanificare, in molti casi, gli sforzi profusi sinora per dare a queste persone una speranza di futuro. La Provincia autonoma di Trento chiederà allo Stato di considerare l’ipotesi (come fatto per i cittadini della Tunisia) di mettere i migranti nella condizione di potersi ricostruire una vita. L’assessore provinciale competente, Lia Giovanazzi Beltrami, è già in contatto con il ministero all’Integrazione per sottoporre la questione al ministro Riccardi.
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