Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Valsugana, il Comitato: "Fumi di acciaieria tra le cause dei tumori"

Metalli pesanti derivanti dalla fusione di acciaio trovati, per la prima volta, nei campioni di tessuti umani di persone vissute in Valsugana e malate di cancro. Lo dicono i dati del professor Stefano Montanari

Metalli pesanti derivanti dalla fusione di acciaio trovati, per la prima volta, nei campioni di tessuti umani di persone vissute in Valsugana. Lo dicono i dati di uno dei massimi esperti in materia di nano particelle, il ricercatore Stefano Montanari, il cui laboratorio - Nanodiagnostics, dove lavora con Antonietta Gatti - ha analizzato al microscopio elettronico a scansione i campioni dei linfonodi di due donne (una di Telve, deceduta per cancro a 34 anni con un figlio di 1 anno e una di 60 anni, Sara Sartori, guarita dalla malattia dopo aver subito un intervento e la pesante trafila della radioterapia e della kemio). Una clamora smentita della documentazione alla camomilla presentata poche settimane fa dalla Provincia di Trento.  La presenza dell'Acciaieria Valsugana, quindi - secondo le analisi pagate dai cittadini del Comitato 26 gennaio e dei Medici per l'ambiente del dottor Roberto Cappelletti a Nanodiagnostic - è la causa o una delle concause del cancro che ha colpito le due donne. "C'è stata un incidenza pesante sulla salute ed è dimostrata perfino la presenza del distastro ambientale", sostiene l'avvocato Mario Giuliano, che fa parte del Comitato e annucia una denuncia per disastro ambientale non appena sarà conclusa la nuova fase di raccolta e analisi di altri campioni. La sostanze metalliche trovate non sono polvere d'acciaio qualunque: vengono dall'acciaieria, perché la forma e le dimensioni - dicono gli esperti - sono caratteristiche di lavorazioni ad alte temperature, circa 1600 gradi. Microparticelle che attraversano gli alveoli polmonari e le barriere cellulari, distribuendosi nell'organismo, pronte a colpire.  

L'Acciaieria, proprio per le emissioni oltre i limiti, è stata al centro di due indagini penali - in parte, peraltro, registrate anche dopo la riqualificazione del 2009 - che si sono concluse con un'oblazione da parte della proprietà. Un recente studio dell'Università di Trento, su incarico dell’Appa, aveva stabilito che l'incidenza dell'attività dello stabilimento sull’ambiente era limitata e la sua "compatibilità con l’uso del territorio". Scarica i dati completi in pdf: Rapporto anonimo 

Abbiamo fatto qualche domanda al professor Montanari.

Professore, si può dire che esiste una correlazione diretta tra le patologie delle due donne e l'acciaieria Valsugana?
La risposta secca è sì. Noi abbiamo fatto solo due campioni in cui c'erano sicuramente delle polveri provenienti da una acciaeria, quindi c'erano anche polveri da altre fonti, come tutti quanti siamo inquinati da fonti varie. Ma in questi due casi specifici si sono pochi dubbi. 

Quali sono i metalli che indicano la contaminazione da inquinamento da acciaeria?
Ferro, cromo e nichel. Tutta questa roba entra per inalazione e finisce nei pomoni  e nel sangue. Ma le polveri possono anche essere ingerite, ad esempio attraverso il ciclo alimentare.

Viene allora da chiedersi come mai non ci siano malattie più estese.
Non si ammalano tutti perché ci sono dei meccanismi nell'organismo che svolgono una funzione di protezione. Forse non tutti sanno, ma lo può dire qualunque oncologo, che tutti noi ci stiamo ammalando di cancro a causa delle numerose fonti di inquinamento a cui siamo sottoposti, dal cibo ai fumi pericolosi. Ma è un processo che impiega mote decine di anni. La fregatura vera la prendono i bambini, che con questi tipi di inquinanti sono più a rischio di ammalarsi quando - dopo unha lunga incubazione - compiranno quarant'anni, se sono stati esposti da piccoli.  

Quindi, scusi la banalità, si può dire che chi vive nei pressi di un impianto che produce inquinamento ha più probabilità di ammalarsi?
E' un inquinamento che porta, in qualche modo, la malattia con sè. Nel caso specifico sarebbe meglio mettere in sicurezza l'acciaieria, e con tutti i soldini che ci sono in Trentino si potrebbe anche fare, ma questo non è il mio mestiere. 

Ma non ci sono le autorizzazioni ambientali con paramentri europei che dovrebbero garantire una soglia limite?
Tutta burocrazia che mi fa soltanto pena, scritta da burocrati che non capiscono niente. Non voglio nemmeno vedere le autorizzazioni, perché non considerano in alcun modo l'impatto di certe sostanze con l'organismo. La cosa che mi fa rabbia è che, a livello europeo, gli scienziati dicono una cosa, che poi viene contraddetta dai burocrati: non ci sono soglie di sicurezza, certe sostanze fanno male e basta.

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