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Lunedì, 15 Agosto 2022
Montagna / Val di Fiemme e Fassa

Marmolada, cosa ha innescato il crollo del ghiacciaio

L'esperto: "Qui un'uscita che prevede il ritorno nelle ore calde del pomeriggio non si farà mai più"

Sono, la momento, sette le vittime accertate della valanga sulla Marmolada di domenica 3 luglio. Mancano ancora all'appello 13 persone, di cui tre straniere. Sono crollati 60 mila metri cubi di montagna in dieci secondi ed è cambiata per sempre la geomorfologia del luogo e la vita di un numero di persone che può arrivare fino a 28 tra morti, dispersi e feriti (2 sono molto gravi). Il numero dei dispersi è incerto perché quattro automobili sono rimaste al campo base, a passo Fedaia, tutte straniere: una tedesca, due della Repubblica ceca e una ungherese. Su chi c'era all'interno nessuna notizia certa per ora.

La dinamica e le cause del crollo

I due mesi scorsi, maggio e giugno sono stati caratterizzati da temperature record. Nell'ultimo mese, per 25 giorni lo zero termico in Marmolada è stato oltre quota tremila. Per sette volte la temperatura, ai 3343 metri di Punta Penia, ha superato i 10 gradi. Il 20 giugno si sono toccati 13 gradi in vetta: quando si è verificato il disastro, domenica, i gradi erano 10,7. È successo questo: nel giro di qualche settimana sotto il ghiacciaio che sarebbe poi crollato il 3 luglio  si è formato un accumulo immenso di acqua. Lo scioglimento che prima impiegava decenni è avvenuto in due mesi e non ha trovato una via d'uscita nei torrenti sotterranei. In pratica, come spiegano gli esperti in queste ore, la pressione dell'acqua, tra ghiaccio e roccia, si è rivelata una bomba: ha sollevato il ghiaccio fino a lanciarlo nel vuoto. A causa di caldo e siccità, il processo in parte era visibile, il ghiacciaio era rotto in tante isole e venivano segnalati decine di crepacci che inghiottivano il ghiaccio vivo fuso dal sole. L'acqua ha consumato il piede, innescando il collasso. Poteva succedere tra mesi, tra pochi anni, ma quel seracco non sarebbe rimasto dov'era per sempre. 

Tutte le notizie di oggi

Non è il momento delle polemiche, non è tempo per domandarsi se la tragedia si sarebbe potuta evitare. Il sistema di bollettini neve meteorologici attivo d’inverno in estate non c'è, la valutazione è lasciata al buon senso di guide e appassionati. Ci sarà un'indagine giudiziaria per capire se lo scorso weekend sulla Marmolada si sarebbe potuta, o dovuta, diramare un’allerta meteo.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà (M5s), è nato a Belluno, a pochi chilometri da quelle montagne: "Che il ghiacciaio della Marmolada fosse in condizioni di salute gravissime si sapeva già da anni – scrive su Facebook – Le alte temperature e la lunga siccità di questo periodo, sono la concreta rappresentazione di un cambiamento climatico sempre più veloce, che scioglie i ghiacciai rendendoli instabili e di conseguenza pericolosi".

I dispersi sepolti per sempre?

Il Soccorso alpino fa sapere che le ricerche continueranno nei prossimi giorni. Tra i mezzi impiegati gli elicotteri della Gdf che utilizzano sistemi per intercettare i cellulari accesi. La macchina delle ricerche non si ferma: il dubbio di tecnici, soccorritori e glaciologi è secondo Repubblica se indurre artificialmente lo schianto della porzione di ghiacciaio che ancora incombe sotto Punta Rocca, pesante come un palazzo di 15 piani, oppure lasciare che sia la natura a scegliere la data di un evento inevitabile: nel primo caso, dopo la bonifica, potrebbero riprendere subito le ricerche con i soccorritori fisicamente a scavare tra i blocchi di ghiaccio e di roccia. Una massa di altri metri di detriti seppellirebbe però, forse per sempre, i dispersi già inghiottiti da una valanga profonda come un condominio, sondabile solo dagli escavatori. La seconda scelta, mantenendo chiusa sine die la zona a monte di Pian dei Fiacconi, può invece rallentare ricerche e recupero delle salme, prolungando la sofferenza dei famigliari. "I corpi potrebbero riaffiorare tra settimane o mesi - dice il capo nazionale del soccorso alpino, Maurizio Dellantonio - quando il caldo scioglierà il ghiaccio che li ha sepolti. Qualcuno però potrebbe non essere più trovato".

Secondo le testimonianze, i dispersi sarebbero precipitati nei crepacci che si trovano lungo la cosiddetta “via normale”. Meno pericoloso invece dovrebbe essere il recupero delle vittime che sono state sommerse dai detriti più a valle. Con lo scioglimento della neve e l’ausilio di escavatori, sarà probabilmente possibile procedere ad un tentativo di recupero più veloce.

I nomi delle vittime e dei dispersi

Le vittime accertate, tre su sette, sono tutte italiane e in particolare della provincia di Vicenza: Filippo Bari, Tommaso Carollo e Paolo Dani. Bari, ventisettenne residente a Malo, lavorava in una ferramenta a Isola Vicentina, aveva una compagna ed un figlio di 4 anni. Prima della tragedia aveva inviato un proprio selfie dalla Marmolada. Carollo, 48 anni, era un manager di Thiene; Dani era una guida alpina di Valdagno e aveva 52 anni.

Nicolò Zavatta, 22 anni, è uno dei tredici dispersi con le famiglie appese al filo della speranza, che col passare delle ore si fa sempre più sottile. Molte altre famiglie aspettano. Come quella di Davide Miotti, 51 anni, e di Erica Campagnaro, 44, veneti, di Cittadella in provincia di Padova. Padre e madre di due figli di 25 e 16 anni. Lei impiegata in uno studio, lui titolare di un negozio riferimento per gli appassionati di montagna. Tra i dispersi anche una coppia di giovani di Villa D'Asolo, in provincia di Treviso, Emanuela Piran e Gianmarco Gallina. 

Secondo quanto riportato da Rai, poi ci sono Liliana Bertoldi, 58 anni di Levico e Davide Carninelli, 29 di Fornace tra i dispersi. I due, appassionati di montagna, erano della stessa cordata composta da altre quattro persone che domenica era sulla Marmolada. Davide Carninelli, 29 anni, di Fornace consigliere comunale, commerciante nell'azienda di ferramenta della famiglia, domenica, scendendo dalla Marmolada, aveva appena postato su Instagram la storia "sani e salvi". Liliana Bertoldi, appassionata di montagna, con il marito gestisce una società di rosticceria ambulante.

Ai piedi della Marmolada sono arrivati oltre sessanta parenti: gli psicologi li preparano a riconoscere salme e resti, conservati nel Palaghiaccio, o ad attendere notizie. Le ricerche vanno avanti.

Cosa succede quest'estate in montagna

"Fino a ieri nessuno pensava che un ghiacciaio come quello della Marmolada, stremato da decenni di ritiro ininterrotto, avrebbe potuto provocare un evento del genere. Questo perché se da una parte sappiamo bene come un ghiacciaio si ritira, non sappiamo granché di come scompare - si legge in un post sulla pagina Facebook Storie Minerali - Nella maggior parte dei casi "finisce il ghiaccio", in altri la struttura cede all'improvviso, anche in luoghi che non avevano mai destato attenzione. Da ieri penso che sulle Alpi si guarderà in maniera diversa ai ghiacciai morenti, prestando molta più attenzione alla loro stabilità. Quest'estate rischia di essere uno sfacelo glaciale sulle Alpi. La combinazione di temperature eccezionalmente alte e persistenti e la scarsità di neve hanno fatto sì che già da settimane i ghiacciai siano nello stato che sarebbe tipico trovare a fine estate, da qui a due mesi. Il forte disequilibrio tra la struttura geometrica dei ghiacciai e la condizione climatica attuale sta portando al loro indebolimento, provocato da un eccesso di energia che non possono dissipare se non fondendo a ritmi sostenuti". Che fare dunque? "A meno di un'improbabile sterzata, alla fine dell'estate sarà necessario aggiornare la scala di molti grafici che indicano i metri di ghiaccio persi su base annua. [...] Quest'anno siate però ancor più attenti nel valutare le loro condizioni, specie le parti che si trovano costantemente al di sotto della quota dello zero termico. Viste le condizioni, crolli e collassi improvvisi non sono da escludere anche in luoghi che sembrerebbero stabili e privi di rischi. I ghiacciai sono giganti agonizzanti, i loro ultimi sussulti sono difficili da prevedere, da ieri abbiamo cominciato a impararlo, purtroppo a prezzo altissimo", si legge ancora.

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Immagine da Fb/Storie Minerali

Cosa cambierà in montagna

Il soccorritore Gino Comelli alla Stampa dice: "Da quando l'uomo nel 1864 ha messo il primo piede sul ghiacciaio della Marmolada non era mai successo niente del genere, ci troviamo di fronte a qualcosa di totalmente nuovo che dovrà cambiare completamente il nostro modo di vivere questa montagna. Un'uscita che prevede il ritorno nelle ore calde del pomeriggio non sarà mai più fra le cose possibili". 

"Questo è un dramma che certamente ha delle imprevedibilità, ma dipende dal deterioramento dell'ambiente e dalla situazione climatica – ha spiegato il premier Draghi– Il governo deve riflettere su quanto accaduto e prendere provvedimenti, perché quanto accaduto abbia una bassissima probabilità di succedere ancora e, anzi, possa essere evitato".

Con temperature come quelle di giugno tutti i grandi ghiacciai delle Alpi sono in zona fusione, perché lo zero termico si registra intorno ai 2.300 metri al massimo. Domenica bisognava raggiungere i 4.300-4.500 metri per averlo. Nell'inverno 2021-22 inoltre ha nevicato pochissimo sulle Alpi orientali. I ghiacciai, compresa la Marmolada, non hanno beneficiato della copertura della neve, per cui il ghiaccio blu era esposto già da tempo.

A rischio crollo ci sono molti ghiacciai, soprattutto se a quote più basse. Alcuni sono mete di escursioni popolari, come l’Adamello, nella Val Camonica, a una quota compresa fra 3.530 e 2.550 metri; il Presena (tra i 2.700 e i 3.000 metri); il Forni, in Valtellina (circa 3.000 metri), solo per citarne alcuni. Ieri per il rischio di crolli dal ghiacciaio di Planpincieux, sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco, a causa di un temporale previsto in serata, il Comune di Courmayeur ha disposto l'evacuazione per la notte (dalle ore 18.30 alle 8) di un'area della Val Ferret posta sotto ai seracchi, dove sono presenti una decina di edifici. L'allerta è per una porzione di ghiacciaio da circa 400 mila metri cubi che si muove fino a un metro al giorno. La decisione è scattata a seguito del report redatto da Fondazione montagna sicura e relativo all'allerta idrogeologica gialla diramata dal Centro funzionale regionale.

Fonte: Today

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