Limite di quattro musicisti: le voci "sfuse" di artisti e addetti ai lavori

"Barzelletta","norma ridicola", "limite demenziale e ridicolo", sono solo alcune delle considerazioni di musicisti e addetti ai lavori in merito alla norma del comune che limita a 4 i componenti di una band

"Il sindaco cerca anche di sentire le persone che ne sanno“ E’ una delle dichiarazioni che ci sono state fatte dal sindaco Andreatta durante l’intervista di qualche giorno fa, quando gli abbiamo chiesto che senso potesse avere -al fine di non produrre troppi decibel- limitare a 4 i componenti di una band che si volesse esibire nelle vie cittadine, come se le due cose potessero avere un benché minimo collegamento. Il sindaco ci ha anche detto di aver sentito “voci sfuse tra persone che si occupano di musica, persone che la fanno e persone che gestiscono i bar” per farsi consigliare bene e dare vita a questa norma perché per l’appunto „Il sindaco cerca anche di sentire le persone che ne sanno“. Per questo abbiamo deciso di chiedere cosa  pensano di questa norma “persone che ne sanno” - anche se non siamo il sindaco- raccogliendo le loro "voci sfuse”

Cominciamo con la "voce sfusa” di Marcello di Missin' Link, mensile gratuito e indipendente che tratta di musica (locale e non), il quale ,  ha un’ opinione sulla norma molto simile a quella del ragionier Fantozzi rispetto alla corazzata Potemkin: "una boiata gigantesca fatta da chi non ne capisce una fava di musica"

Andrea di Annoying Records e incline: “credo che Marcello di Missin' Link abbia centrato perfettamente il punto della situazione"

Stefano Bannò, meglio conosciuto come Anansi, parla di "norma ridicola": “La norma e' ridicola perche' e' l'ennesima non-risposta al problema degli spazi, degli orari, della tolleranza verso la musica. Dato che credo sia un desiderio comune quello di tentare un dialogo con la giunta comunale riguardo al problema musica, risulta anche difficile capire quali siano le intenzioni dei politici dopo la delibera di questa norma. In parole povere, non capisco dove vogliano andare a parare, dal momento che e' chiaro che limitare il numero di componenti di una band non significa limitare il livello di decibel emesso. La norma ha in qualche modo conseguenze dal punto di vista "stilistico" e "artistico", piu' che dal punto di vista pratico e non mi sembra che nessuna band trentina abbia mai chiesto al comune di curare la direzione artistica della propria musica. E' l'ennesimo segnale di debolezza da parte di un'amministrazione che non sa rispondere a un problema che ogni giorno sta diventando piu' ampio e condiviso. E non si rende ancora conto del fatto che noi musicisti non stiamo chiedendo nulla, se non la liberta' di poterci organizzare ed esprimere.”

Michele dei Blame, è in disaccordo con Anansi, infatti secondo lui la norma non è ridicola, ma una barzelletta: “questa volta è proprio lampante che l'amministrazione comunale si occupa di "regolamentare" varie attività culturali senza nessuna conoscenza, cognizione di causa, di realtà e di buon senso. grazie a questa norma barzelletta infatti tutti i cittadini con un minimo di buon senso e sotto ai 70 anni potranno rendersi conto del quanto la pubblica amministrazione trentina in ambito culturale sia realmente una barzelletta! Ringraziamo il sindaco Andreatta, senza di lui non sapremmo come spiegarci quanto siamo culturalmente e socialmente arretrati"

Alessandro  dei Blame non riesce a capire come si sia arrivati a porre un limite così assurdo: “ è banale in quanto prodotto da una logica di una semplicità disarmante: non è il numero dei componenti che determina il "disturbo della quiete", ma i decibel prodotti. Questi semmai sono la diretta conseguenza dell'uso di amplificazione. Il punto è che senza fare distinguo sulla formazione basta aver il buonsenso sugli orari, nel caso di concerti all'esterno. “

Alessandro Cocca, gestore del compianto Soul Train, organizzatore di eventi, musicista, Dj, parla di “limite demenziale e ridicolo”: “questa è la politica di Trento, la musica è considerata un disturbo e allora cercano, in qualche modo, di circoscrivere il problema. E' che questo limite imposto è veramente demenziale e ridicolo. C'è uno sforzo di cambiamento, si comprende...ma rispetto alle cose considerate importanti dalla politica, la musica è all'ultimo posto! Meglio le slot e gli spogliarelli di nascosti night di provincia!”

Anche Marco Antonucci  del bar Fiorentina  non viaggia esattamente sulle stesse frequenze del sindaco Andreatta: “purtroppo questo assurdo limite è stato messo per evitare che, come qualche gestore ha provocatoriamente insinuato, si organizzino concertini con volumi da "far venire giù il Duomo" (cito testualmente) composti da fiati e percussioni. Era una provocazione fatta da un gestore a mio parere assolutamente fuori luogo e fuorviante. Noi non cerchiamo permessi per realizzare rave party e concerti da folle oceaniche, ma solo ed unicamente momenti musicalmente validi che vadano a beneficio delle decine, al massimo un centinaio, di clienti del mio locale. tutto qui. Fuorviante la provocazione, assurda la reazione.”

Lorenzo, batterista dei Sabung , è convinto che chi ha applicato questa norma non sappia nemmeno di cosa si stia parlando: “Si vede che chi fa queste leggi non sa nemmeno di cosa parla, ci sono gruppi da due persone che messi in centro Trento si farebbero sentire fino in periferia, è la solita regola assurda data da chi vuole limitare ma non sa nemmeno come.”

 Olivier di Rebirth booking e componente dei Left in Ruins, come Michele dei Blame, parla di questa norma come di una barzelletta: “a noi non cambia nulla, siamo in 4, ma comunque i gruppi hardcore non li fanno suonare in ogni caso. è una delle solite barzellette trentine per limitare la vitalità della città, l'ennesima dimostrazione che Trento è una città di vecchi e per vecchi e che vogliono rendere vecchi pure noi.”
 

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