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Cronaca

Mucche incatenate, Lega anti vivisezione contraria: raccolta di firme

"E' inconcepibile si osservino in molte stalle trentine bovini detenuti in stabulazione fissa, ossia legati a catena senza la possibilità anche del più semplice dei movimenti"

"Stop alla stabulazione fissa negli allevamenti". Lo chiede la sezione trentina della Lega italiana per la lotta alla vivisezione, che prosegue nella petizione popolare per migliorare le condizioni di detenzione degli animali cosiddetti 'da reddito'. Visto l'interesse dimostrato dai cittadini, anche sabato 21 febbraio la Lav Trentino sarà in Largo Carducci a Trento, intersezione con via del Simonino, a raccogliere adesioni per modificare la legge provinciale sul benessere degli animali negli allevamenti, in modo da migliorarne le precarie condizioni di vita. "Nell'anno di approvazione del nuovo Piano di Sviluppo Rurale che elargirà sostanziosi contributi alle aziende zootecniche - afferma Sara Carlin, consigliera e responsabile Lav Trentino settore allevamenti - "è inconcepibile si osservino in molte stalle trentine bovini detenuti in stabulazione fissa, ossia legati a catena senza la possibilità anche del più semplice dei movimenti".

Nei vari punti della petizione popolare si chiede anche al Presidente della Provincia, alla Giunta Provinciale e ai Consiglieri, maggiori e più efficienti controlli da parte dei servizi veterinari dell'Asl, senza "sconvenienti" rapporti clientelari veterinario-custode da almeno 5 anni e con la revoca dei contributi in caso di inadempienze. "Parlare di benessere animale in un contesto dove il fine primario e' il reddito", continua Sara Carlin "sembra contraddittorio, ma bisogna iniziare a porre dei limiti ben precisi perché gli animali non sono oggetti. Altro aspetto che ci sta a cuore e' l'interdizione a detenere animali per chi ha precedenti condanne per maltrattamento ai danni di essi".

La petizione inoltre, verte a modificare la legge Provinciale in merito alla protezione degli animali da affezione, vietando finalmente, come accaduto in altre regioni d'Italia, la detenzione di cani a catena ed introducendo dimensioni minime dei box non inferiori ai 10 metri quadrati.
 

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