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Laureati e lavoro: le interviste #1

Da oggi Trentotoday.it inizia un ciclo di interviste ai giovani che raccontano la loro esperienza di studio e di lavoro, oggi è il turno di Francesco, 27 anni

Da oggi Trentotoday.it inizia un ciclo di interviste ai giovani che raccontano la loro esperienza di studio e di lavoro. Ci sembrava interessante fare raccontare a loro come se la passano in tempi di crisi economica e possibile recessione. Un rischio che - anche nell'autonomo Trentino - è stato paventato da illustri politici locali. Una situazione che pagano soprattutto le ragazze e i ragazzi che cercano di entrare nel mondo del lavoro, magari dopo aver ottenuto esperienze formative, titoli e qualifiche importanti.

Secondo alcuni dati diffusi dall'Eurostat il 7 gennaio scorso, in Europa la situazione del mercato del lavoro peggiora notevolmente se si analizza la disoccupazione giovanile e, in particolar modo, peggiora per l’Italia. Infatti non si è affatto arrestata la crescita della disoccupazione fra i giovani con meno di 25 anni, con gli italiani al quinto posto fra i Paesi che hanno i tassi di disoccupazione più alti (30,1%).

Perciò ci siamo chiesti: come si vive in questa situazione? Per scoprirlo, pensiamo non sia necessario sorbirsi tediosi dibattiti tra esperti (che di solito hanno un'età piuttosto avanzata) o analizzare freddi numeri e infinite serie percentuali. Meglio chiederlo direttamente a loro. Ai nostri coetanei.

Il primo è Francesco Bordonali, 27 anni, siciliano.


Francesco, quale corso di laurea dell'università degli studi di Trento hai scelto e perchè?

Nel 2003 mi sono iscritto alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Trento. Ho scelto questo corso di laurea, perché ero interessato al tipo di studio che avrei affrontato.Devo riconoscere, inoltre, che, oltre a nutrire uno specifico interesse per lo studio delle materie giuridiche, non ero né interessato né portato per le materie scientifiche.
 

E’ stata una scelta fatta pensando a un futuro impiego?

Non credo che abbia avuto un'incidenza determinante sulla mia scelta il fatto di ritenere che avrei avuto, una volta laureato, maggiori possibilità di reperire un impiego. Anzi, se devo essere del tutto sincero, ero già all'epoca perfettamente a conoscenza del gran numero di laureati in giurisprudenza presenti nel nostro paese, nonché, di conseguenza, della spietata concorrenza dei numeri che affligge tutte le figure professionali di questo settore. Nonostante ciò, tuttavia, ho ritenuto di proseguire nelle mie intenzioni forte dell'interesse per questo corso di studi e del desiderio di potermi un giorno realizzare, non prima delle necessarie ed oramai inevitabili "attese", in una di quelle professioni che desidero svolgere.
 

Perché proprio Trento?

Ho scelto l'università di Trento perchè avevo intenzione di fare un'esperienza al nord (sono siciliano) e fra i piccoli atenei quello di Trento è senza alcun dubbio il più prestigioso. Anche la città in sé ed il trentino hanno, inoltre, diversi primati e motivi di vanto.
 

Quanti anni hai, quanto tempo ci hai messo a finire l'università, e da quanti anni ti sei laureato e con che voto?

Ho 26 anni, per completare il mio corso di studi ho impiegato sei anni (tre anni e mezzo per la triennale e due e mezzo per la specialistica) e mi sono laureato a 24 anni con il voto di 110/110. Ho poi porseguito gli studi con un corso di specializzazione di due anni (Scuola di specializzazione per le professioni legali) durante il quale ho svolto e completato la pratica forense.
 

Durante l'università hai lavorato?

Durante l'università ho sempre lavorato, sebbene in maniera saltuaria. Nonostante non sia mai stato in grado di provvedere del tutto al mio sostentamento, ho comunque trovato grande soddisfazione nel potermi pagare da solo tutti quelle cose che Epicuro avrebbe definito naturali-non necessari o non naturali-non necessari.
Ho fatto diversi "lavoretti": venditore di prodotti tipici in piazza, istruttore di canottaggio, 150 ore, volantinaggio, facchino, commesso, ecc..
Tutti questi lavori, come è evidente, non sono affatto inerenti al mio corso di studi, eppure sono gli unici da cui ho tratto un profitto anche di tipo economico. I diversi stage al Tribunale di Trento (procura, giudice civile, giudice penale), nonché la pratica forense che ho svolto, sebbene mi abbiano fornito delle inestimabili esperienze lavorative ed umane, non sono stati in grado di affiancare anche quella sensazione, a cavallo fra soddisfazione e sicurezza personale, che solo un lavoro remunarato può dare.
 

Abitavi a casa con i genitori o eri in affitto?

Proveniendo dalla Sicilia (Siracusa) non potevo abitare a casa con i miei e, pertanto, ho preso in affitto un stanza in un appartamento condiviso con altri studenti.
 

E quanto pagavi al mese?

Nei diversi anni di mia permanenza a Trento, a seconda che questa fosse una doppia o una singola, l'appartamento più o meno nuovo e la posizione più o meno centrale, il prezzo per una stanza è variato dai 200 ai 350 euro al mese.

Adesso cosa stai facendo? Se stai lavorando, quanto percepisci al mese?

Da qualche mese non sono più a Trento, sono, infatti, ritornato a Siracusa. Avendo la necessità di studiare per l'esame di avvocato (che ho sostenuto il dicembre scorso) e per altri concorsi ho preferito tornare a casa per qualche mese al fine di potermi dedicare esclusivamente allo studio senza ulteriore spreco di energie e denari. Devo anche dire, tuttavia, che non mi era stata proposta alcuna prospettiva lavorativa remunerata nel mio settore. Per adesso, dunque, il mio reddito è zero, anche se di qui a poco qualcosa potrebbe smuoversi. Non aggiungo altro, visto che non c'è ancora nulla di definito e certo.

E' da sempre prassi diffusa negli studi legali non pagare i praticanti, i quali, fino a prova contraria stanno svolgendo una qualche mansione per otto ore al giorno. Quindi si può dire che  lavorino senza percepire un compenso che permetta loro  di essere indipendenti. Ti consideri un bamboccione o c'è qualcosa che non quadra?

La questione relativa alla retribuzione dei praticanti è da sempre delicata e spinosa. E' vero che in genere, sebbene con qualche eccezione, i praticanti non sono pagati ed è anche vero, pertanto, che lavorano gratis. Riguardo poi la mole di lavoro, questa varia da studio a studio e, quindi, non è possibile fare un discorso generalizzato. Vi sono poi anche quelli che, come accade spesso in Italia, non fanno un sol giorno di pratica, ma risulta come se l'avessero fatta. E' molto frustrante lavorare (tanto o poco che sia) e non essere pagati. A mio avviso è un problema di mentalità, come molte altre cose del resto.
Non mi sono mai considerato un bamboccione (sono andato via da casa a18 anni), però se l'andazzo continua ad essere questo ho paura di diventarlo.

Immagino tu voglia intraprendere la professione di avvocato o comunque in ambito prettamente giuridico. Quali aspettative hai per il futuro?

Si, vorrei continuare a lavorare in ambito giuridico, il tempo e gli "accidentalia" contribueranno a determinare il risultato finale.Le mie aspettative sono realiste, le mie speranze ottimiste, spero che lo iato tra le due non diventi troppo ampio.In ogni caso sono sicuro di farcela in un modo o nell'altro, tutti ce la faremo in un modo o nell'altro. Quello che mi preoccupa è a quale costo.


Sinceramente


Francesco Bordonali
 

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