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In carcere presunto ladro seriale: incastrato dal Dna dopo 35 furti

Agiva di notte, vestiva prevalentemente di nero, con tanto di guanti e passamontagna ed utilizzava, per scardinare porte e finestre, un piccone

Si chiama Marius Harnagea, 27enne, residente a Parodi Ligure, nella provincia di Alessandria, il presunto autore di una serie di furti e tentati furti ai danni di esercizi pubblici e ditte di vario genere - quantificati dagli inquirenti in 35 episodi - commessi tra ottobre 2015 e la fine del mese di febbraio di quest'anno. I carabinieri della Compagnia Borgo Valsugana, ne avevano studiato, nei sopralluoghi effettuati, il modus operandi, cioè quella serie di comportamenti ripetuti ad ogni colpo, che equivalgono ad una sorta di firma d'autore. 

Gli obiettivi preferiti, si trovavano quasi sempre nei pressi della linea ferroviaria, una direttrice scelta dall'uomo, originario della Romania, nei suoi spostamenti, per non farsi individuare. Inoltre, erano obiettivi molto vicini fra loro e così diveniva possibile, nel giro di pochi minuti, colpire più esercizi commerciali. Agiva di notte, vestiva prevalentemente di nero, con tanto di guanti e passamontagna ed utilizzava, per scardinare porte e finestre, un piccone, che non esitava ad utilizzare con violenza, per infrangere le vetrate di quegli infissi più resistenti. 

Sono state passate a setaccio migliaia di fotogrammi delle immagini delle video sorveglianze, ascoltati i pochi testimoni che lo avevano intravisto dai loro appartamenti, richiamati dagli allarmi antintrusione che entravano in funzione al suo passaggio. I carabinieri hanno anche repertato campioni biologici rinvenuti su diverse scene e ritenuti appartenere all'esecutore dei furti. Nel mese di marzo di quest'anno, i carabinieri della Compagnia di Rovereto hanno arrestato Harnage al termine di un ennesima serie di furti espletati con le stesse modalità di quelle utilizzate nella Valsugana.

Il test del Dna trovato sul posto, comparato dal Ris di Parma con i campioni precedentemente recuperati, ha dato esito positivo. L'esito della conseguente Indagine tecnica biomolecolare, ha permesso infatti di appurare che il Dna apparteneva alla stessa persona. L'incrocio con altre attività investigative effettuate dai carabinieri, ha permesso alla magistratura di emettere un provvedimento di custodia cautelare in carcere, eseguito dai carabinieri di Borgo nella giornata di giovedì 21 luglio. 

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