Avvocati: il patrocinio pubblico è più usato dagli italiani

Domani a Rovereto l’assemblea dei legali del Nordest. Il presidente degli avvocati traccia un bilancio dell’attività dell’ordine: patrocinio a spese dello stato appannaggio dei connazionali

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

Sono 216 le istanze di ammissione al patrocinio a spese dello stato presentate nel corso del 2016 all’ordine degli avvocati di Rovereto. Di queste, 169 sono state presentate da italiani, 9 da cittadini comunitari e 38 da cittadini extracomunitari, 208 istanze sono state accolte, 6 rigettate e 2 ritirate. Al 21 novembre di quest’anno le istanze sono scese a 168 (126 presentate da italiani, 12 da cittadini comunitari e 30 da extracomunitari). “Il dato che salta all’occhio – afferma il presidente dell’Ordine degli avvocati di Rovereto Mauro Bondi – è che la stragrande maggioranza di coloro che fanno richiesta sono italiani e non stranieri, come si sarebbe portati a pensare. Esiste un diffuso pregiudizio, secondo il quale sarebbero principalmente gli extracomunitari ad accedere a questo istituto (che ha come presupposto di non superare gli 11.528,41 euro di reddito annui), ma in realtà sono solo il 18% del totale. Esiste invece una povertà importante di italiani che per ottenere giustizia devono essere sostenuti dallo stato”. Una situazione ben fotografata anche dal numero di procedimenti civili sopravvenuti nel 2016 dinanzi al giudice di pace di Rovereto: 552, il 79% dei quali (376) sono rappresentati da decreti ingiuntivi per mancati pagamenti. Il patrocinio a spese dello stato, dall’altro lato, mette in risalto la “vocazione” sociale dell’avvocato quale difensore dei diritti. “Non vi è dubbio che le motivazioni che spingono gli avvocati ad inserirsi negli elenchi dei patrocinanti a spese dello stato o dei difensori d’ufficio - aggiunge Bondi – non sono principalmente economiche, considerato che si viene pagati dopo anni e a tariffe calmierate. In realtà sono ragioni che affondano le radici nel passato, quando quella di avvocato era una professione privilegiata grazie alla quale il professionista ben poteva mettere una parte del suo tempo a disposizione dei meno fortunati. Negli ultimi decenni non è più così”. “Per l’avvocato il tema dei diritti fondamentali rimane centrale perché ne sottolinea il ruolo di garante – evidenzia la presidente degli avvocati del triveneto, l’avvocatessa trentina Patrizia Corona – Da tempo, inoltre, siamo divenuti in moltissime realtà figure centrali nel progetto di deflazione del contenzioso giudiziario e la nostra funzione è duplice: non solo quale difensori dei diritti, ma anche quale risolutori dei conflitti. Gli avvocati oggi sono infatti anche qualificati mediatori nei procedimenti di mediazione e con il loro necessario ausilio vengono conclusi accordi di negoziazione assistita che hanno il valore tipico del provvedimento del giudice”. La situazione di Rovereto, a tal proposito, risulta essere migliore di quella nazionale: l’ordine può contare oggi su 14 mediatori e nel triennio 2015-2017 sono state 367 le domande di mediazione. Riguardano principalmente i contratti bancari (23 e relative a controversie che contrappongono istituti di credito e risparmiatori), questioni condominiali (35), diritti reali (71), locazioni (60), responsabilità medica (18) e successioni (42). “Solo il 13,9% (51 su 367) si conclude positivamente – annota Bondi - con un accordo. Ma è comunque un risultato al di sopra della media nazionale. In verità credo che, se si volesse deflazionare seriamente il carico degli uffici giudiziari, sarebbe sicuramente meglio implementare gli organici degli stessi. E’ importante anzitutto avere una giustizia efficiente gestita dallo stato alla quale affiancare successivamente metodi alternativi di risoluzione delle controversie ai quali si dovrebbe ricorrere per libera scelta e non perché costretti di fatto dalle inefficienze del sistema”. Un sistema giustizia efficiente – annota Bondi - toglierebbe di mezzo anche la questione, tutta politica, della prescrizione nel settore penale. “In 25 anni che faccio l’avvocato a Rovereto non mi sono mai imbattuto in un reato che si sia prescritto – afferma - Mentre ho avuto modo di registrare molti patteggiamenti. Perché a Rovereto non esiste possibilità di “sperare”, come altrove, nella prescrizione: alla data del 31 dicembre 2016 erano pendenti dinnanzi al giudice di pace nella sua vesta di Gip, solo 16 procedimenti penali, il che significa che i patteggiamenti funzionano ”.

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