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Storie di immigrazione: l'amore batte la burocrazia

Una donna straniera giunta in Italia con il ricongiungimento familiare per stare con il marito, regolare in Italia, non aveva raggiunto i requisiti di legge per il soggiorno nel nostro Paese. Ha fatto causa e ha vinto

La mancanza del requisito dei cinque anni di soggiorno in Italia non può essere addotta come motivazione sufficiente per negare il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo a cittadini stranieri familiari di extracomunitari già in possesso di quella che una volta si chiamava carta di soggiorno. Lo ha stabilito una ordinanza del tribunale di Rovereto dopo il ricorso di una cittadina straniera - patrocinato dalla Cgil del Trentino - che aveva contestato il niet della questura di Trento alla concessione del permesso di lungo periodo.

La vicenda parte nel 2008, quando Alina (il nome è di fantasia, ndr) fa ingresso in Italia con un visto per ricongiungimento familiare in quanto il marito risiede già nel nostro paese. La donna ottiene dei normali permessi di soggiorno rinnovati di volta in volta. Il marito intanto chiede il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. Questo particolare permesso di soggiorno, che dal 2007 ha sostituito quella che fino ad allora si chiamava carta di soggiorno, è a tempo indeterminato e può essere richiesto solo da chi possieda un permesso di soggiorno regolare da almeno cinque anni. 
 
Il marito di Alina rispettava tutti i requisiti previsti dalla legge e il permesso di soggiorno CE - grazie al quale è possibile entrare in Italia senza visto, svolgere attività lavorativa, partecipare alla vita pubblica locale e, soprattutto, usufruire pienamente dei servizi e delle prestazioni erogate dalla pubblica amministrazione - gli è stato concesso nel settembre 2010. 
 
A fronte del superamento di specifiche soglie di reddito, la richiesta di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo può essere presentata anche per il coniuge, per i figli minori, per i figli maggiorenni con invalidità totale e per i genitori a carico. Proprio appellandosi a questa norma, Alina chiede, nell'ottobre 2010, di poter ottenere lo stesso permesso del marito. Ma la questura di Trento glielo nega perché Alina non aveva maturato cinque anni di soggiorno in Italia. 
 
Così Alina, grazie al sostegno della Cgil del Trentino, presenta ricorso presso il tribunale di Rovereto il 9 dicembre del 2011. Ed il giudice Ilaria Cornetti, con ordinanza del 5 marzo scorso, le ha dato ragione, ordinando alla questura di Trento l'immediato rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo. 
 
"Questa ordinanza – dice Assou Elbarji del Coordinamento lavoratori immigrati Cgil del Trentino– dà pienamente ragione alla Cgil del Trentino. Come abbiamo sempre sostenuto, la direttiva europea che stabilisce il requisito dei 5 anni di residenza, fa salve le condizioni di miglior favore presenti negli ordinamenti dei singoli stati. Ed il testo unico italiano sull'immigrazione prevede espressamente che il cittadino straniero in possesso dei requisiti di legge possa ottenere il permesso di soggiorno CE per sé e per i propri familiari a carico".
 
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