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Il sindacalista non parla, intanto si cercano eventuali complici

Arrestato con l'accusa di aver tentato un estorsione ai danni di un'azienda di trasporti, si è avvalso della facoltà di non rispondere agli inquirenti, che cercheranno di stabilire se vi siano state complicità di altre persone

Il sindacalista della Cisl trasporti arrestato venerdì con l'accusa di aver tentato un estorsione ai danni di un'azienda di trasporti trentina si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti. I quali cercheranno ora di stabilire se vi siano stati nella vicenda eventuali complicità di altre persone, o situazioni simili a quella che viene contestata al sindacalista, il quale avrebbe chiesto del denaro al capo del personale di una ditta di trasporti per evitargli vertenze o noie con i dipendenti. L'ipotesi investigativa sarebbe avvalorata anche da un messaggio che il sindacalista arrestato avrebbe inviato all'imprenditore oggetto del presunto ricatto: un sms in cui faceva riferimento a terzi in attesa del pagamento.

Il pubblico ministero titolare dell'inchiesta, Davide Ognibene, ha dato mandato alla polizia giudiziaria di effettuare delle verifiche sui conti correnti dell'indagato, per verificare i movimenti ed eventuali versamenti di contanti, proprio per cercare conferme alle ipotesi d'accusa.
 
Quanto alle motivazioni che hanno portato all'arresto del sindacalista, la vittima della presunta estorsione racconta ai carabinieri che l'uomo gli avrebbe detto che se voleva campare in tranquillità si potevano mettere d'accordo. Il calcolo del sindacalista sarebbe stato fatto in base al numero di dipendenti dell'azienda, una novantina in tutto. La richiesta è arrivata quindi a 400 euro al mese. Se l'imprenditore non avesse pagato, il sindacalista gli avrebbe creato problemi con vertenze sindacali.
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