Patto di stabilità "sbloccato" nei comuni delle fusioni, per cinque anni

Contributi regionali per nuove assunzioni e riduzione dei tributi, patto di stabilità sbloccato per i primi cinque anni, ed ovviamente esonero dall'obbligo di gestione associata, introdotto dalla Provincia per tutti i comuni sotto i 5000 abitanti

Dopo il referendum è ora di concretizzare le fusioni, nei  15 nuovi comuni trentini. Un processo che la Provincia vuole supportare al massimo, anche sotto il profilo amministrativo-finanziario, ha assicurato in governatore Rossi. Far partire la "macchina" comunale ha infatti un costo, per questo, ha ricordato l'assessore Daldoss, il blocco previsto dal patto di stabilità non si applica ai nuovi comuni per i prossimi cinque anni.

L'obiettivo finale però è sempre la riduzione di spesa: i contributi regionali per la fusione non possono essere usati per aumentare la spesa corrente "strutturale" ma solamente per nuove  assunzioni, riduzione dei tributi e delle tariffe locali, uso, quest'ultimo, "consigliato" da Daldoss. Un altra novità riguarda le gestioni associate: com'è noto la Provincia sta avviando una riforma di tutti i Comuni, non solo quelli del referendum , che hanno anzi messo "le mani avanti" come si dice, e non saranno soggetti all'obbligo di gestione associata dei servizi con i comuni vicini, con i quali in effetti si sono già uniti.

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Per tutti gli altri la Provincia ha previsto per i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti l’esercizio obbligatorio in forma associata dei servizi e delle funzioni comunali al fine di ridurre la spesa pubblica. “La giunta provinciale - ha aggiunto Daldoss - definirà d'intesa con il Coordinamento autonomie locali gli obiettivi di riduzione della spesa a valere per i nuovi comuni nati da fusione, mentre il Servizio autonomie locali della Provincia attiverà un ‘cruscotto di controllo’ per aiutare i nuovi comuni al fine del conseguimento degli obiettivi di riduzione della spesa”.

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