Fatture gonfiate e Iva a credito dal '95: frode scoperta dall'Agenzia delle Entrate

Giudizio in Cassazione per una società di Brescia con ramificazioni anche in Trentino: un giro di fatture false per compravendite immobiliari che permettevano di contabilizzare l'Iva a credito fin da metà anni '90. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato 44,5 milioni di euro tra sanzioni ed imposte evase

Le annunciate compravendite di immobili erano solo un pretesto per emettere fatture false e assicurarsi un costante credito Iva. La Corte di Cassazione dà ragione all’Agenzia delle Entrate riguardo ad una presunta frode da parte di un gruppo imprenditoriale del settore edilizio. L’indagine condotta dalla Direzione provinciale delle Entrate di Trento ha già portato al recupero di 44,4 milioni di euro, tra imposte evase e sanzioni. Le indagini erano partite con una verifica del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Brescia nei confronti di una società capogruppo con diverse ramificazioni anche sul territorio trentino.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti le società del gruppo emettevano fatture molto elevate nei confronti di loro controllate a titolo di acconto per “promesse di compravendite di immobili” mascherando in realtà uno spostamento contabile del debito Iva da una società all’altra per fare in modo che l’Iva fosse sempre a credito.  "In pratica - spiega una nota diffusa oggi dall'Agenzia delle Entrate - l’intero gruppo societario aveva creato un sistema fraudolento che aveva permesso di non versare mai l’Iva dal gennaio 1995. Già alla fine degli anni ’90 tale meccanismo aveva prodotto un’evasione fiscale di oltre 16,5 miliardi di vecchie lire." La vicenda ha percorso tutti i gradi di giudizio a partire dal 2001 fino alla Cassazione che ha dato il via libera alle sanzioni ed al recupero delle imposte evase. 

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