Sabato, 13 Luglio 2024
L'indagine

Finti operatori per avere dati bancari

Le vittime sono risultate essere sia anziane che giovani

Negli ultimi mesi, i carabinieri di Bolzano hanno registrato un aumento delle truffe effettuate mediante telefono, il cosiddetto fenomeno del vishing o phishing vocale, attraverso cui i truffatori utilizzano il telefono come strumento per appropriarsi di dati personali - specie di natura bancaria o legati alle carte di credito - e sottrarre poi somme di denaro più o meno ingenti. Nei casi registrati, oltre una decina, sono stati deferiti per il reato di truffa un totale di otto persone, la maggior parte delle quali già con precedenti penali della stessa specie. Le vittime sono risultate essere sia anziane che giovani. Tutte le vittime sono state contattate telefonicamente da finti operatori (di banche o di società che gestiscono bancomat o carte di credito) i quali, con la scusa di presunte ''anomalie'', hanno chiesto alle persone, nel loro stesso interesse, di collaborare a mettere in campo necessarie (e false) ''procedure di sicurezza''.

Il truffatore, incutendo paura, indicava falsamente come sul conto della vittima vi siano state delle operazioni sospette indicando addebiti di importi credibili e non troppo alti, tra i 900 e i 1.000 euro. In altri casi avvisava di una falsa clonazione della carta di credito. I truffatori hanno utilizzato nella maggior parte dei casi dei numeri di cellulare classici e questo anche per l'invio di alert-SMS (cosiddetto smishing) con invito a richiamar immediatamente un certo numero, anch'esso di massima un classico numero di telefonia mobile, spacciandolo per un servizio di assistenza bancaria (NEXI etc.). In un caso si è addirittura verificato che sul display della vittima è stato visualizzato il numero di telefono di un centro operativo per la sicurezza cibernetica di una questura italiana (numero controllato dai carabinieri ed effettivamente corrispondente).
In un altro caso, i truffatori (i ''visher'') hanno chiesto direttamente di fornire i riferimenti del conto corrente o della carta di credito (come il PIN del bancomat o quello utilizzato per l'Internet banking, il numero della carta, il codice di sicurezza sul retro della carta, i dati dell'OTP cioè della password temporanea per eseguire operazioni sul conto bancario e sulla carta di credito, ecc.). Durante la telefonata con il truffatore in sottofondo si sentivano i classici rumori di un call-center (altre persone che parlano, squilli di telefono etc.).

In un caso registrato a Campo di Trens, la vittima è stata contattata da un sedicente ispettore di Polizia che asseriva di essere della polizia postale o di un asserito servizio antifrode e anche in quell'occasione in sottofondo si sentivano i classici rumori da ufficio delle forze dell'ordine (il soggetto-truffatore che parlava con la vittima veniva chiamato da una terza persona con il nome ispettore, simulando interventi da una finta centrale operativa). È un metodo apparentemente banale, ma che purtroppo funziona, con una certa efficacia, specie con le persone anziane. Nei casi registrai il danno economico è stato quantificato tra i 900 e i 3000 euro. In altri casi - durante o dopo la finta telefonata di allarme - veniva inviato sul cellulare un messaggio con un codice di conferma e veniva chiesto alla vittima di leggerlo ad alta voce all'operatore.Per tutte questi motivi i carabinieri evidenziano alcuni consigli pratici, atti a scongiurare ulteriori truffe telefoniche. L'invito principale è quello di non fornire alcun dato, tra cui informazioni personali, codici di accesso, Pin password, dati bancari e della carta di credito, tramite telefono o mail a persone sconosciute.

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