Coca in Val di Fiemme: i trafficanti provarono ad entrare nella caserma di Cavalese

Mentre emergono altri dettagli, inquietanti, dalle carte dell'indagine i Carabinieri di Cavalese estendono i controlli in altri locali della valle. Il Bar Anny, covo della banda, rimane sotto sequestro

Si allarga il raggio di azione degli inquirenti nelle valli di Fiemme, Fassa e Cembra dove nei giorni scorsi i Carabinieri hanno eseguito 14 delle 18 ordinanze di custodia cautelare dopo un anno di indagini attorno ad una banda di narcotrafficanti. E' notizia di oggi il fatto che sarebbero inn corso accertamenti anche su altri locali della valle, dopo il sequestro preventivo del Bar Anny di Castello di Fiemme, covo della banda.

Altri dettagli emergono dalleinformazioni diffuse dagli inquirenti: per esempio il fatto che uno dei membri della banda continuasse a spacciare pur dopo aver già subìto dei sequestri di stupefacente, un altro addirittura avrebbe ricevuto i clienti a casa quando, dopo un grave incidente stradale, si era ritrovato costretto a letto. Tra le oltre mille cessioni documentate nel corso delle indagini ce ne sarebbero alcune anche rivoltea minorenni.

Castello di Fiemme:  sgominata la banda del Bar Anny

Non è finita qui: l'episodio, forse, piuù eclatante riguarda la notte del 31 marzo 2018 quando i Carabineiri di Cavalese fermarono e denunciarono uno dei membri della banda. Nella sua auto, custodita nel parcheggio della caserma del'Arma, erano celati 271 grammi di cocaina. I "soci" milanesi, saputo del fermo, avrebbero organizzato una sortita in Val di Fiemme e, con l'intento di recuperare la merce nel parcheggio della caserma, nonostante il divieto e  l'avviso di sorveglianza armata. Intento che poi non è stato messo in atto una volta che i trafficanti sono venuti a conoscenza del fatto che la sostanza fosse stata già  sequestrata dai carabinieri. 

Come detto proseguono i controlli in altri bar delle  valli in questione. L'operazione ha scoperchiato un mondo sotterraneo e ben ramificato, con rari precedenti in Trentino. Un'organizzazione complessa, che sicuramente beneficiava di ingenti profitti dal "monopolio" della cocaina nelle valli periferiche trentine. Ad emergere dalel carte dell'indagine è però anche un mondo di clienti che, forse, potrebbe sembrare stridente con l'immagine "da carttolina" che troppo spesso si ha dei piccoli e tranquilli paesi di montagna. 

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