Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Italo-marocchina nuda per la perquisizione dopo l'esame della patente: la denuncia di Sara

La giovane ha raccontato quanto le è accaduto sul suo profilo Instagram, in un album che si chiama "discriminazione"

Dopo l'esperienza della perquisizione approfondita dopo l'esame di teoria della patente alla Motorizzazione Civile di Trento, a maggio, Sara Qasmi Zouane ha presentato querela e la procura di Trento ha aperto un fascicolo per fare chiarezza su quanto avvenuto e raccontato dalla giovane italo-marocchina. Sara ha raccontato quanto le è accaduto sul suo profilo Instagram, in un album che si chiama "discriminazioni"

«Non so se siete porti a leggere ciò che scriverò, ma vi assicuro che la questione è molto più grave di quel che può sembrare» premette la giovane in una storia apparsa sul suo profilo a inizio giugno. Una storia raccontata, come spiega la ragazza, per essere compresa e sostenuta. 

«Giovedì 26 maggio alle 14 mi sono recata alla motorizzazione di Trento per conseguire l'esame di teoria della patente» scrive ancora la giovane donna. «Penso fossimo stati una dozzina di persone, tra cui due d'origine pakistana e io d'origine marocchina, ma nata e cresciuta in Italia». La giovane ha raccontato quanto le è accaduto sul suo profilo Instagram, in un album che si chiama "discriminazioni".

Il racconto

Viene fatto l'appello, la giovane viene chiamata e consegna la sua carta di identità e uno degli esaminatori, afferma Sara: «fa delle battute stupide sul mio cognome e nel pronunciarlo aggiunge delle consonanti inesistenti tanto per bullizzarmi davanti a tutti i presenti, pensando addirittura di esser simpatico». 

Dopo questa spiacevole esperienza, la giovane prende posto a metà aula, spegne il cellulare e lo mette in borsa. Inizia l'esame e la ragazza viene controllata, secondo la ricostruzione della giovane: «stava attaccato come una sanguisuga, continuava a passare, ad abbassarsi per controllare, non trovava niente e se ne andava, ma nel dubbio ritornava. Insomma, ho passato 30 minuti infernali». 

A un certo punto, però, un poliziotto sarebbe entrato in aula, a chiamarlo sarebbero stati proprio gli esaminatori. «Va verso il pakistano» racconta la giovane «lo prende per un braccio e lo porta in una saletta adiacente che però aveva la porta aperta, quindi io, incuriosita mi sono permessa di girarmi per pochi secondi riuscendo a vedere la scena del poliziotto che perquisiva il ragazzo». Una perquisizione, a detta di Sara, sommaria, non invasiva e discreta. Probabilmente il controllo era dovuto al sospetto che il giovane potesse avere occultato un auricolare o un dispositivo per essere aiutato nell'esame da altri esterni. 

La situazione inizia a incrinarsi ancora di più dopo l'esame di Sara. Terminata la sua prova, la giovane ha raccontato di essersi alzata, essere andata in direzione degli esaminatori per consegnare il badge ma di esser stata fermata dal poliziotto, in attesa.

«Dopo qualche minuto entra una poliziotta donna, lei corre subito verso di me e mi chiede di seguirmi» prosegue Sara. «Mi porta in bagno e mi chiede con un'attitudine molto autoritaria e minacciosa di spogliarmi». La giovane pensava che, come accaduto al compagno d'esame poco prima, il dubbio su di lei fosse sul velo, che magari avrebbe potuto nascondere degli auricolari. Sara decide così di togliersi l’hijab ma non sarebbe stato sufficiente, perché la poliziotta avrebbe urlato: «ho detto di spogliarti». 

Alla richiesta di spiegazioni della giovane, la poliziotta non avrebbe risposto ma urlato: «Tutto, devo vedere tutto, si tolga anche le mutande e l reggiseno». Un'esperienza, sottolinea Sara, che non le era ancora accaduta. Nemmeno in aeroporto, dove solitamente i controlli sono molto serrati. 

Sara ha superato l'esame di teoria della patente, nonostante abbia raccontato che esaminatore e poliziotto avrebbero avuto dei dubbi sulla sua preparazione. Alla giovane non è stato rilasciato un verbale di perquisizione che spiegasse le motivazioni che hanno portato a una perquisizione così minuziosa sulla ragazza. 

«Sono andata in Questura per denunciare il fatto e inizialmente hanno fatto fatica a credermi pure la polizia e molto probabilmente pure se troveranno i colpevoli, rimarranno impuniti e al massimo verranno ripresi» afferma Sara. 

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