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Educa: stimoli e provocazioni a 360 gradi

Prosegue a Rovereto il percorso di Educa, quest'anno orientato soprattutto ai giovani e alle loro prospettive di futuro

Con la sua ricchezza di stimoli e provocazioni prosegue a Rovereto il percorso di Educa, quest'anno orientato soprattutto ai giovani e alle loro prospettive di futuro.  “I genitori dovrebbero imparare a fare un passo indietro mettendo da parte i desideri che nutrono sul futuro dei figli, lasciandoli liberi di trovare e seguire i loro desideri”, ha ammonito il sociologo  Riccardo Prandini , docente di sociologia all’Università di Bologna, curatore di una ricerca che ha permesso di dare voce alle famiglie.

Pape Diaw di "Oltre l'Africa" ai numerosi ragazzi del progetto Officina Giovani presenti all’incontro “Nuclei di futuro” ha detto: " C’è crisi, è vero, ma non è questo il problema. È la crisi delle relazioni che mi preoccupa. I giovani parlano poco tra loro, ma anche gli adulti parlano poco con i giovani. Non vedo più trasmissione di valori, di conoscenze. La catena si è interrotta. Da lì bisogna ripartire”.  
 
A 20 anni dalla morte di Falcone e Borsellino, a EDUCA ci si interroga sull’educazione come uno dei più potenti strumenti di lotta alla mafia. Mafia che – contrariamente allo stereotipo che la vuole solo al sud – è diffusa in tutta Italia. “Troppo a lungo la mafia è stata considerata prodotto esclusivo di un mezzogiorno arretrato e plebeo e forse troppo spesso identificata solo con Cosa Nostra – ha affermato Enzo Ciconte, uno dei massimi studiosi in Italia di ‘ndrangheta al seminario di ieri  pomeriggio "Mafia non eroi ma cittadini". 
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