Operazione speciale

Le mani del narcotraffico sul Trentino: affari per milioni di euro

Blitz della Guardia di finanza: 42 arresti tra Italia ed estero e un maxisequestro

“Follow the money”, ovvero “Segui il denaro”: è l’insegnamento lasciato in dote dai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un insegnamento che, partendo da Trento, ha permesso di scardinare un giro di riciclaggio di soldi provenienti dallo spaccio di cocaina di portata internazionale. Un’operazione che, inoltre, non sarebbe stata possibile senza la presenza di un agente sotto copertura, come ha ricordato il procuratore di Trento Sandro Raimondi.

Il blitz

Dall’alba di questa mattina, sono stati effettuati su tutto il territorio nazionale e all’estero (più precisamente in Spagna e Colombia) gli arresti di 42 persone, su un totale di 47 soggetti coinvolti nell’indagine, e il sequestro di beni per 18,5 milioni di euro. Tanti gli italiani in manette, ma anche colombiani, marocchini albanesi e siriani. Un trait d’union tra il cartello degli eredi di Pablo Escobar, il cartello messicano e le cosche di mafia e ‘ndrangheta frantumato dalla collaborazione tra Guardia di finanza, Scico, Procura di Trento, Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Eurojust ed Europol, così come la Homeland Security degli Stati Uniti (alla conferenza stampa successiva all’operazione era presente anche l’agente speciale Gary Tirabassi). La rete di riciclaggio emersa è particolarmente complicata ed ha avuto il suo snodo principale a Trento.

Dalla cocaina ai soldi ripuliti passando per Trento

Tutto cominciava in Sudamerica dove i cartelli cedevano a credito la cocaina al crimine organizzato italiano che, spacciando, incassavano denaro, consegnato poi ai corrieri. I corrieri trasferivano con un’operazione definita in gergo money pick up il denaro ai prelevatori. E qui entra in gioco Trento: i prelevatori versavano i soldi ad una società con sede in città, formalmente inquadrata nel settore dell’intermediazione come ha spiegato il tenente colonnello della Guardia di finanza Salvatore La Bella ma di fatto fittizia. La società, poi, girava i soldi (in dollari) ad aziende con sedi negli Stati Uniti, in Cina, Hong Kong e Turchia e operanti nel settore della telefonia e dei beni di lusso, a partire dagli orologi.

Il procuratore Raimondi tra il colonnello Nastasi e l'agente speciale Tirabassi

Una volta intascati i soldi arrivati da Trento, queste società spedivano dei prodotti verso i clienti del Sudamerica, che pagavano in pesos il prezzoo dei prodotti alla rete dei broker di supporto ai cartelli colombiani: quindi, i soldi tornavano, ripuliti, nelle tasche dei narcos.

Undercover

Come detto, nell’operazione un grande rilievo l’ha avuto la presenza di un undercover, o per meglio dire un agente sotto copertura. Un agente che non ha operato sui movimenti della cocaina quanto su quelli di denaro, che si è infiltrato in una rete di broker vicini ai cartelli sudamericani, dai quali partiva il riciclaggio. Un’operazione cominciata nel 2019 e che oggi vede la sua conclusione.

Il commento

“Il riciclaggio è il motore delle organizzazioni criminali, che hanno la necessità di riciclare e reintegrare il denaro. A loro non serve avere più denaro; ciò che serve è mettere in circolo nell’economia ‘pulita’ il denaro illecito. La collaborazione con le forze internazionali è stata fondamentale per scoprire questa rete di broker internazionali che dava il via al riciclaggio” il commento del colonnello del comando provinciale della Finanza Danilo Nastasi.

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