Droga, operazione 'Caffè espresso'. Le vedette ai caselli autostradali

"Vedetta! Vedetta! Ci sono gli Zii". Oppure: "I Neri, due dei Neri". Queste alcune delle frasi usate dalla vedetta per avvertire il corriere che trasportava stupefacenti in Trentino

"Vedetta! Vedetta! Ci sono gli Zii". Oppure: "I Neri, due dei Neri". Queste alcune delle frasi usate dalla vedetta per avvertire il corriere che trasportava stupefacenti dalla provincia di Brescia al Trentino. Solo che la vedetta in questione, uno dei 100 consumatori sfiorati dall'inchiesta 'Caffè espresso' condotta dai carabinieri di Borgo Valsugana, 'prestava servizio' ai caselli autostradali di Trento. E, se vedeva un paio di pattuglie dei carabinieri, avvisava la persona con il carico in arrivo. Tale incarico, sostengono i carabinieri, era per altro remunerato, spesso con lo stesso 'prodotto aziendale', cioè la cocaina. 

Dopo che il 13 marzo è stata data esecuzione a 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere (su 18) elaborate al termine dell’indagine antidroga denominata 'Caffè Espresso', si delineano ulteriori dettagli dell’indagine che ha toccato  circa 100 assuntori ed una decina di collaboratori collaterali all'associazione. Dalle indagini in corso sulle due repliche di pistole ritrovate, una Colt M1 ed una Beretta 92/SB, i carabinieri stanno inoltre stringendo il cerchio attorno ai tre affiliati mancanti, un tunisino e due albanesi. L'indagine si è sviluppata con stile classico: vere e proprie osservazioni continue. La difficoltà maggiore è stata quella di monitorare luoghi chiusi, che venivano scelti per limitare i dialoghi al cellulare. Posti come i parchi gioco per bambini, vicino alle scuole, oppure in area di servizio in autostrada, comunque luoghi in cui non desterebbe sorpresa vedere assembramenti occasionali di persone.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri il potere dei vertici dell'organizzazione era soprattutto intimidatorio. In caso di insolvenza si lasciavano intendere agli interlocutori ritardatari immagini molto chiare della fine che avrebbero fatto. Questo atteggiamento, assieme alla disponibilità della pistola, notoria nel gruppo - sostengono gli inquirenti - rendeva più che credibile ogni avvertimento. I carabinieri stanno ancora cercando tre uomini ritenuti membri dell'organizzazione: si tratta di due albanesi, Keci Gentian e Armando Miraj, e di un tunisino, Fahmi Hannachi, residente a Trento.

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