Coronavirus, altre 23 persone "a spasso" denunciate, tra cui 7 in un ristorante chiuso

Alle 31 persone denunciate dai Carabinieri se ne aggiungono 23 sorprese dalla Polizia in giro senza validi motivi

Sono 23 le persone denunciate per aver infranto i divieti del decreto per l'emergenza coronavirus in Trentino dallo scorso 9 marzo, su 795 persone controllate e 439 veicoli. Numeri che si riferiscono solamente ai controlli messi in atto dalla Polizia di Stato, ai quali vanno ad aggiungersi i 31 denunciati dai carabinieri e dalle singole stazioni di Polizia Locale nelle valli.

L'attnzione delle forze dell'ordine resta altissima: sono stati 79 i locali pubblici controllati, 21 i negozi, 16 le attività artigiane. In 273 casi persone che avevano un valido motivo per muoversi ma erano sprovviste del modulo di autocertificazione sono state aiutate a compilarlo. 

A Trento una volante ha denunciato 7 persone che si trovavano, in orario notturno, in un noto ristorante nel centro città, tra i denunciati
anche il titolare. È stato avviato il procedimento amministrativo, per l'dozione dei provvedimenti del caso tra cui il ritiro della licenza. Denunciati, anche, tre giovani di cui uno minorenne trovati a Romagnano e provenienti da un comune della Val Lagarina. I tre hanno tentato di giustificarsi dichiarando di essere a Trento perché volevano acquistare prodotti alimentari, ma la loro motivazione non è stata ritenuta adeguata e idonea.

Denunciati, infine, due cittadini extracomunitari che non erano in grado di giustificare la loro presenza in città. Per uno di questi, oltre alla violazione dell'articolo 650 del Codice Penale, sono stati ipotizzati anche i reati di resistenza a pubblico
ufficiale e di rifiuto di indicazione delle generalità.

"A fronte dei numeri - spiega il Vicequestore di Trento Salvatore Ascione - va segnalato lo spirito che gli uomini e le donne della Polizia di Stato stanno a mettendo in campo, cercando di far comprendere, ancor prima delle inevitabili conseguenze delle sanzioni penali, quanto sia importante per la collettività il comportamento del singolo cittadino a vantaggio di tutto il Paese. Abbiamo notato, in queste difficili giornate, come alcuni cittadini, e molte volte quelli più giovani, pur comprendendo il momento, non sono ancora riusciti a trovare una giusto atteggiamento tra il rischio del contagio e il desiderio di uscire fuori dalla propria abitazione.

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"Bisogna limitare anche gli spostamenti a piedi a quelle situazioni dove appaiono evidenti esigenze primarie non rinviabili, come ad esempio, fare la spesa andare in farmacia o andare a lavoro - continua il Vicequestore -. In questi giorni abbiamo dovuto spesso scoraggiare il formarsi, spontaneo, di gruppi di persone, in particolare nei parchi pubblici, dove ci sono attrezzature e giochi per bambini".

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