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Spaccio e degrado in centro: il sindaco fa orecchie da mercante

Sui volti dei commercianti e nelle loro parole tanta amarezza, tristezza, ma soprattutto delusione verso chi, in passato, aveva svariate volte promesso di risolvere questo problema ma non l'ha mai fatto

Il problema sicurezza a Trento è un problema oramai noto da molto tempo, tuttavia sembrerebbe che le istituzioni facciano orecchie da mercante di fronte alle oramai svariate raccolte di firme da parte dei commercianti e dei cittadini.

Passeggiando nel centro storico di primo pomeriggio mentre gli studenti escono da scuola, i lavoratori sono in pausa pranzo e i cittadini più anziani fanno la quotidiana passeggiata pomeridiana approfittando della bella giornata soleggiata, ci si può accorgere di come le piazze dello spaccio non abbiano né orari di apertura né orari di chiusura. I luoghi dove si concentra maggiormente lo spaccio, oltre che nell'oramai tristemente nota Piazza Dante, sono via Torre Vanga, via Pozzo, via Roma, via S. Giovanni, Piazza da Vinci e via Gar. Tutte vie centrali che collegano biblioteca, Duomo, stazione e università, insomma, i luoghi con più affluenza. Decine di spacciatori lungo le intere vie che offrono droga ai passanti con una sicurezza tale la quale fa pensare che probabilmente questi individui non temano le forze dell'ordine in quanto oramai sono loro (spacciatori) ad essersi impossessati delle strade. 

Entrando nei negozi dei commercianti di queste vie e parlando un po' con loro, ovvero le persone che sono maggiormente penalizzate da questa situazione, si può leggere nei loro volti e nelle loro parole tanta amarezza, tristezza ma soprattutto delusione verso chi, in passato, aveva svariate volte promesso di risolvere questo problema.

Un tabaccaio ci ha raccontato che si sente abbandonato a sè stesso, in quanto nessuno vede e nessuno sente ciò che accade. Gli abbiamo chiesto dove sono andate a finire le firme raccolte e soprattutto se erano riusciti ad avere il tanto acclamato incontro con il sindaco Andreatta e il questore Iacobone. La risposta è stata chiara: "Le firme sono scomparse nel nulla ma soprattutto ciò che fa rabbia è che né Andreatta né il Questore si sono presentati all'incontro organizzato". Molte sono state le promesse fatte, prosegue il tabaccaio, come ad esempio l'installazione di telecamere di sicurezza, cosa che non è poi avvenuta se non sul solo ponte San Giorgio. Gli chiediamo se ci sono o meno controlli da parte delle forze dell'ordine. "Non ci sono controlli", risponde il tabaccaio, "e quelle rare volte che avvengono non sono fatti in maniera approfondita, le forze dell'ordine passano come se niente fosse, mentre ai bordi delle strade ci sono tossici che si mettono le mani addosso e prostitute, spesso anche minorenni".

Abbiamo poi sentito il parere di una signora straniera con regolare permesso di soggiorno. "Sono molto preoccupata", risponde la signora, "mi dispiace moltissimo che alcuni stranieri vengano qui in Italia e per mancanza di lavoro diventino delinquenti veri e propri, mettono in cattiva luce gli stranieri come me che invece sono qui per lavorare".

C'è chi invece oramai ha imparato a convivere con la delinquenza, come una commerciante del centro: "Io arrivo la mattina, apro il mio negozio e ci rimango fino alla sera, chiudo e me ne vado. In questo modo non ho riscontrato problemi con nessuno".

Infine abbiamo parlato con la figlia del proprietario della fioreria De Boni in Via Pozzo, la quale ci ha raccontato che il degrado della zona sommato alla crisi ha provocato un enorme calo di vendite. Ribadisce più volte che la fiducia in tutte le istituzioni è svanita, la politica è troppo distante dai cittadini per poter capire realmente quali sono i problemi e di conseguenza risolverli. Alla domanda, "avete mai pensato di chiudere il negozio per colpa di questo degrado", la risposta è stata secca e orgogliosa: "Non abbiamo mai pensato di chiudere e mai lo penseremo. La nostra attività va avanti da cinquantadue anni e mio padre Mario ne va orgoglioso, penso che tutti abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri, noi abbiamo il diritto di essere tutelati ma il dovere di non mollare e andare avanti".

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